Dialogo – L’ombra della sera

A certi personaggi ci si affeziona, a me è capitato con Saverio Sorace e Sara Castelli. Per questo ho recensito il terzo romanzo della serie di gialli che li vede protagonisti e ho preso al volo la possibilità di dialogare ancora una volta con l’autrice Giulia Mancini.
Per non rovinare il piacere della lettura, abbiamo evitato di fare troppe rivelazioni, ma abbiamo approfondito le relazioni personali che, come è noto, sono alla base delle dinamiche in qualsiasi giallo. Particolare è l’approccio di Giulia a questa tematica, lascio spazio al dialogo così puoi scoprire di più.


Renato Mite
Giulia Mancini
Ciao Giulia, bentornata, è un piacere averti di nuovo ospite nel blog.
Siamo qui per parlare del terzo romanzo della serie sul Commissario Sorace e fra le tante domande che mi sono affiorate alla mente, ne ho scelta una un po’ difficile.
Nelle note finali del libro riveli le tue vicende personali che ti hanno portato a trattare il tema delle persone scomparse. Non ti sto chiedendo di fare altre rivelazioni sulla tua vita, in quanto sono vicende private, piuttosto ti sto chiedendo di approfondire il tema nelle vicende del libro. Sorace è a capo dell’indagine perché la mamma di Annalisa, la ragazza scomparsa, chiede proprio di lui in quanto lo conosce. Sara Castelli manca all’appello e all’inizio non si sa perché. Nelle digressioni sulla vita di Sorace, mostri lui quando poteva perdere la retta via.
La scomparsa di una persona cara può essere paragonata ad un perdersi, fisicamente ed emotivamente, che incide su noi e sulle persone che ci mancano. A volte uno scrittore deve scegliere cosa mettere e cosa tenere fuori dalle pagine, lasciando all’inventiva del lettore arricchire la storia. Vorrei uno sguardo sulla tua inventiva. Secondo te, come incide sui personaggi questo “perdersi”?
Ciao Renato, sono davvero felice di ritornare sul tuo blog con un bel dialogo. L’ombra della sera, il terzo episodio del Commissario Sorace, è un romanzo in cui ho inserito molti temi a me cari, alcuni perché mi è capitato di farne esperienza, altri perché conosco persone che vivono certi disagi.
“La scomparsa di qualcuno lascia un vuoto incolmabile e ancora più profondo perché non hai una tomba su cui piangere”, è questo il grande senso di perdita che lascia una scomparsa.
Davanti al dolore possiamo smarrire la strada, ne sono convinta, ci si salva solo se si è davvero molto forti oppure retti da un amore potente che sostiene, un amore che non è necessariamente quello di coppia, ma quello della famiglia, di un amico, di una comunità.
In questo episodio Sorace è in crisi per le sue vicende personali e affronta i demoni del passato, ripensa alla sua vita, ai momenti in cui si è trovato di fronte a un bivio e avrebbe potuto “perdersi”. Creo spesso dei personaggi che si mettono in discussione e mostrano la loro fragilità, ma proprio affrontando il dolore diventano più forti e ritrovano la strada. Sorace è uno di questi.
La cosa interessante, secondo me, è vedere come questi personaggi si rispecchiano in una sorta di analogia.
Prendiamo il caso dell’amore di un amico.
Annalisa ha un rapporto diciamo contrastato con l’amico Sebastiano Conti da quando ha scoperto che fa uso di droga, e non stupisce che lui sia uno dei sospettati, infatti lei lo rimbecca con un tono aspro ma che può sottintendere che le sta a cuore.
Sorace scopre che il suo amico Luca fa uso di droga proprio dopo aver avvistato Conti rifornirsi in un locale. Sorace tiene a Luca e lo rimbecca. Si potrebbe dire che qui affiora il carattere del commissario che sin da ragazzo vuol mettere le cose a posto, con quel senso di giustizia che caratterizza il suo lavoro da adulto.
In sostanza, mi sto chiedendo, e vorrei sapere da te, se in fondo la scomparsa fisica della storia sia il modo con cui volevi evidenziare i legami affettivi e come le persone affrontano il dolore proprio e degli altri.
Che bella questa domanda, sai davvero arrivare in profondità Renato, complimenti. Devo ammettere che parlare di persone scomparse era un espediente narrativo che mi serviva – oltre che per intessere la trama del giallo – per parlare del dolore e di come le persone lo affrontano. In questo romanzo c’è l’assenza di Annalisa, la ragazza scomparsa, e quella di Sara che si allontana da Sorace per motivi che scopriremo. Con la scomparsa di Annalisa cerco di mostrare la reazione al dolore della sua famiglia e delle sue amicizie, la sua migliore amica e Sebastiano Conti. Così analizzo il rapporto di amicizia che c’è tra loro e che è molto forte, così come lo è quello tra Sorace e Luca. Io credo che nell’amicizia vera non ci sia posto per le reticenze, bisogna essere sinceri fino in fondo soprattutto con le verità più scomode; un vero amico ti dice la verità, non sta semplicemente a guardare senza provare a fare qualcosa. Sorace dice a Luca quello che pensa e l’altro fa altrettanto. Un amico ti rispetta ma nel contempo ti spinge ad agire per superare il dolore. Il commissario in questo episodio mostra moltissimo di sé, il suo senso di giustizia e il desiderio di mettere le cose a posto, che trovano origine nel suo percorso travagliato di vita che lo ha portato a essere l’adulto di oggi.
Grazie per i complimenti. Prima che arrossisco del tutto, parliamo di verità scomode ed entriamo nel vivo del giallo.
Oltre alla scomparsa di Annalisa, nel tuo romanzo c’è anche l’uccisione di Patrizia il cui corpo è rinvenuto nel lago e all’inizio si pensa che sia Annalisa. L’occhio lungo di Sorace vede un possibile collegamento fra le due e questo porta a un altro sospettato: Sergio Mazzoni, il proprietario del negozio in cui Patrizia lavorava come commessa.
Lasciando da parte il collegamento per non svelare troppo, possiamo dire che Patrizia è un’opportunista. Una che pur di far carriera nel negozio si rende disponibile con Sergio che però crede di cominciare una storia seria finché lei non gli rivela questa scomoda verità.
Anche qui c’è la componente amorosa, distorta dagli interessi venali di Patrizia che potrebbero trasformare il desiderio affettivo di Sergio in un desiderio di vendetta.
Giochiamo un po’. Torna nei panni di Sorace, che sono certo indossi quando scrivi, e dicci cosa potrebbe pensare davanti a un possibile serial killer che uccide le donne che desidera ma non riesce ad avere. Lungi da me l’idea di donna oggetto, parlo in termini di possesso perché così ritengo penserebbe il killer. Tu pensa come penserebbe Sorace.
Si afferma spesso che tra i moventi principali di un omicidio ci siano i soldi e l’amore.
Tra il movente economico e quello passionale, tuttavia, preferisco sempre quello passionale perché, a livello creativo offre molto più spazio per lavorare sul “materiale umano”.
Le passioni possono essere deleterie e portare a sfiorare abissi di follia.
Amare qualcuno che non puoi avere può diventare un’ossessione pericolosa – purtroppo non mancano esempi nella realtà odierna – e potrebbe essere quello che accade a Sergio che, oltre a essere deluso nell’amore che prova, può sentirsi usato. Sorace, che, per una sua naturale empatia, è un profondo indagatore di menti deviate, fa proprio questa ipotesi e si immerge nell’animo dell’assassino cercando di immaginare cosa lo spinga ad agire nel suo folle modo.
Mi piace immergermi nei panni del commissario quando scrivo, mi piace mostrare i suoi dubbi, che sono anche i miei. È anche questo il bello della scrittura.
Questo “immergersi nell’animo dell’assassino” mi ricorda che il tuo approccio con i personaggi è quello di un profiler, ne abbiamo parlato in un precedente dialogo, potrei dire che è una tua specialità.
Per evidenziare il tuo approccio, vorrei riportare un periodo con alcune considerazioni di Sorace che si trova all’inizio de “L’ombra della sera”, quindi non faccio spoilers.

Più studiava i fascicoli di certi crimini, più si convinceva che i mostri esistono e sono spesso persone insospettabili: l’amico, il vicino di casa, il padre di famiglia per il quale metteresti la classica mano sul fuoco, bruciandotela. La violenza si infiltrava in ogni tessuto sociale.

Qui devo svelare ai lettori che Sara manca all’appello perché sta facendo un corso da profiler e, secondo me, così ti sei creata un alter ego, con panni più facili da indossare, per dar maggior spazio a questa tua specialità.
Sono proprio curioso di sapere adesso cosa mi dici in proposito.

Sì, infatti, il mio è un approccio da profiler, perché non amo raccontare il male in superficie, ma voglio andare in profondità, entrare nella mente dell’assassino e capire cosa lo muove.
Un’altra questione che mi sta a cuore è anche come il male possa insinuarsi nel tessuto sociale, nelle “persone insospettabili”, restiamo inorriditi quando scopriamo, attraverso i media, che l’assassino è l’amico del cuore, il parente o il marito devoto e innamorato, cosa che, purtroppo, può valere anche per le donne.
Mi appassiona molto questo approccio ed è quello che insegue anche Sara Castelli facendo il corso da profiler e la sua nuova specializzazione potrà sicuramente essere utile, a lei come personaggio e a me che scrivo, in un prossimo episodio della serie. L’assenza di Sara, nella prima parte delle indagini, è dovuta a una crisi tra lei e Sorace, di cui non svelo ovviamente il motivo, e il corso da profiler diventa un modo costruttivo per provare a uscirne. Non avevo pensato a lei come mio alter ego, ma in effetti è così, hai avuto un’ottima intuizione Renato.
Sono sicuro che saresti un’ottima profiler e saprai evidenziare questo ruolo nelle tue pagine. Per darne una prova, riporto un altro estratto dove descrivi lo stato d’animo di Sorace dovuto proprio alla crisi di cui parlavi.

Quel senso di profonda infelicità è la mancanza palpabile di quanto non hai mai avuto o che hai sfiorato solo per un attimo. Quel pensiero, fastidioso e ricorrente, non l’abbandonava mai, gli rimbalzava nella testa e saltellava come la pallina di un flipper.

Forse è meglio concludere il dialogo altrimenti rischio di svelare qualcosa di compromettente.
Prima però ti ringrazio per la chiacchierata e ti saluto con la domanda di rito. Se ti va di anticipare qualcosa sul prossimo episodio della serie, cosa ci puoi dire? Ci stai già lavorando o è ancora un’idea da mettere a fuoco? Non è proprio una sola domanda, ma a te la parola, puoi andare a ruota libera.

Sono io che ti ringrazio per questa nuova occasione che mi hai dato per parlare del mio commissario Sorace. In questo episodio molti aspetti della sua vita vengono messi a nudo e penso che, per questo motivo, sia un romanzo molto completo. Ho amato molto poter analizzare i dissidi interiori che tormentavano l’anima di Saverio.
Per quanto riguarda il prossimo episodio della serie è ancora in uno stato embrionale, purtroppo per varie questioni personali non sono ancora riuscita a dedicarmici pienamente, cosa che spero di poter fare nei prossimi mesi perché, può sembrare strano, ma dopo un po’ Saverio Sorace mi manca moltissimo.
Grazie a questo dialogo con te, mi è tornato prepotente il desiderio di scrivere ancora di lui e di accompagnarlo in una nuova avventura.

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