Recensione – Forse è così che si diventa uomini

Copertina Forse è così che si diventa uomini
Forse è così che si diventa uomini di Giorgia Lepore

Recensione

Gerri Esposito accoglie in casa sua due suoi amici dei tempi del collegio: uno che è diventato prete e un altro che non ha sempre rigato dritto. Quest’ultimo ha bisogno di cure e sostegno, così i tre amici si ritrovano a cena a passare momenti di spensierata convivialità.
Durante l’orario di lavoro, invece, l’ispettore partecipa alle indagini di uno strano omicidio. Un uomo è stato ritrovato ucciso col cranio sfondato in una chiesa rupestre, davanti al dipindo di un Cristo Pantocratore, con un serpente sul petto come fosse la vittima di un rito. Sulla scena del crimine, oltre alle tracce di serpenti e insetti vari, ci sono tracce di altre persone. La chiesa infatti è frequentata da strani tipi e ragazzi che marinano la scuola.
Gerri e la sua squadra dovranno seguire varie piste per arrivare prima all’identità della vittima e poi alla ricostruzione dei fatti. Per fare ciò, dovranno parlare con una ragazza Rom di un campo vicino, con tutte le difficoltà connesse alla diffidenza incontrata dai suoi abitanti che Gerri riuscirà in parte a superare. La vittima è un prete che prestava la sua opera in un collegio, del suo omicidio all’inizio viene incolpato un senzatetto, ma le rivelazioni della ragazza Rom e di altri ragazzi lo scagioneranno.
L’indagine si complica quando tre ragazzini del collegio che il prete frequentava scompaiono, solo la perserveranza di Gerri e i suoi colleghi permetterà di trovare la soluzione e i ragazzi scomparsi.
Ciò non toglie l’amaro da un finale drammatico in cui Gerri sarà ancora segnato, pure per le sorti del suo amico.

L’autrice dipinge un’indagine con molti risvolti. Ho apprezzato molto la narrazione iniziale della scena del crimine da vari punti di vista, che saranno chiari solo in seguito, fra cui spicca anche quello del Cristo Pantocrator. Giorgia Lepore porta il lettore in un sottostrato mistico che prescinde la fede religiosa per evidenziare quanto nell’intimo umano ci sia una spiritualità lontana dagli interessi personali. Infatti la personalità del Cristo appare ancora più evidente dal fatto che il dipinto crea soggezione nei vari personaggi. Per contrasto, spicca la materialità di chi pensa al proprio tornaconto e la perversione umana di chi abusa degli altri che il Cristo, pur onnipotente, guarda impotente. Questa sorta di amara ironia è condivisa da chiunque, credenti e non credenti.
Anche scoprire qualcosa in più sul passato di Gerri Esposito è un tema del libro molto interessante. Come interessante è l’analogia fra la sua esperienza nel collegio con i suoi amici e l’esperienza dei tre ragazzi scomparsi: i ragazzi si sostengono a vicenda in entrambi i gruppi, e Gerri riscoprirà un ricordo del suo passato che l’ha segnato all’epoca come è successo ai ragazzi di oggi. Per fortuna che come ai suoi tempi c’era Don Mimì, ora c’è Don Giggi, il suo amico prete, che aiuterà i ragazzi. Quindi il Bene e il Male sono presenti tanto negli uomini di chiesa tanto nei miscredenti.
Senza rivelare il finale, voglio evidenziare quanto l’autrice preservi nella memoria di Gerri Esposito una certa speranza a risolvere le sorti delle persone che incrocia.
Nonostante ciò, la visione della vita, in tutti i suoi aspetti, è sempre netta e cruda perché oggettivamente la realtà è così, non indora la pillola. Questa onesta intellettuale che pervade l’intera narrazione dell’autrice è il suo tratto distintivo, Giorgia Lepore possiede una maestria nel sollevare il velo del non-detto per metterci di fronte alla realtà vera dove forse il male non si può evitare ma si può bilanciare facendo del bene.
I vari personaggi si collocano nell’infinita sfumatura dei caratteri umani e rappresentano opinioni diverse. Così troviamo chi vuole chiudere subito il caso scegliendo la pista più facile anche se non è solida, troviamo chi preferisce celare informazioni per non passare dei guai, chi nonostante tutto decide di rivelare quelle informazioni, troviamo Sara Coen sempre in bilico se credere o meno a Gerri Esposito e alle sue convinzioni. Lei, più di altri, incarna il dubbio fra fede e ragione, tanto che Gerri rinuncia a raccontarle tutto ciò che ha saputo dalla mammana Angela. Per lui, credere non è difficile, ha solo bisogno di capire ciò che si porta dentro e ritrova nelle vicende che lo toccano.
Quindi consiglio il libro a chi vuole leggere di vicende umane contrapposte alla facilità di un arresto per chiudere un caso.



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