Blog tour “Come un dio immortale” – Dialogo

Mentre leggevo le ultime pagine di “Come un dio immortale” ero sicuro di due cose: avrei scritto una recensione positiva e volevo invitare di nuovo qui l’autrice Maria Teresa Steri per parlare del suo romanzo.
La storia è un turbine di emozioni che, pur alzandosi verso il cielo per giungere al sovrannaturale, dice molto sulla natura umana.
La dimostrazione è la grande partecipazione al blog tour che Maria Teresa ha intrapreso per questo romanzo.
Il titolo dell’articolo ti ha già svelato che questo dialogo fa parte del tour.

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Blog Tour “Come un dio immortale” di Maria Teresa Steri

Il dialogo è la terza tappa, ed ecco quelle che l’hanno preceduta:

1) 10/04/2018 – Myrtilla’s house
2) 15/04/2018 – Liberamente Giulia



Entra nella storia con noi.

Renato Mite
Maria Teresa Steri
Il tuo romanzo “Come un dio immortale” è tanto ricco di spunti di riflessione che è difficile sceglierne uno, allora comincio dall’inizio passando dalla fine.
Comincio con una sensazione che si è fatta nitida nel finale: il libro rappresenta la quotidianità delle convenzioni sociali messe a confronto con uno stile di vita più libero. Se si tratta di limiti o stile di vita, ognuno avrà la sua opinione sulle convenzioni, ma il romanzo non pone affatto un giudizio negativo. Anche quando Flavio si licenzia, il suo punto di vista ha un fondo di ragione. A mio parere, sei stata molto obiettiva.
Sai, io credo che quello del disagio esistenziale sia un tema molto delicato. Non se ne parla molto, per vergogna o altro, ma secondo me ne soffrono più persone di quanto si pensi. Per esempio il lavoro occupa una grande parte delle nostre vite, lasciando pochissimo spazio ed energie a interessi personali e agli affetti. A volte a stento si ha il tempo per pensare alle nostre esigenze interiori e questo logora giorno dopo giorno. Anche senza voler parlare del cosiddetto “mal di vivere”, penso che il tran tran quotidiano e gli obblighi sociali possano schiavizzare e rendere infelici. C’è anche chi però non ne risente affatto, chi sta bene nella sua realtà e non avverte la necessità di andare oltre. Dunque per me era importante mettere l’accento su questo tipo di disagio, ma senza voler giudicare nessuno. Adottiamo lo stile di vita che sentiamo più consono a noi. Se questo ci sta stretto, allora è il caso di interrogarsi sulle nostre scelte.
Se ci hai fatto caso, tutti i personaggi di Come un dio immortale avvertono questo senso di irrequietezza, ma ognuno di loro lo affronta in modo diverso.
In effetti considero il romanzo un thriller psicologico proprio perché c’è un’onda emotiva che circonda tutti i personaggi, e ora che mi ci fai pensare è quel senso di irrequietezza.
Alcuni si fanno trasportare, altri, come Flavio, decidono di prendere il timone della loro vita.
Purtroppo volenti o nolenti, nel mondo reale siamo investiti da un’onda che ci logora allo stesso modo ed è quella del sempre connessi, dell’eccesso di informazione, delle notifiche continue.
Tanto che la vita sociale può assumere i risvolti di un lavoro in cui devi servire mille padroni.
Pensando a questo scenario, mi torna in mente una frase del tuo romanzo, una riflessione su Flavio.

Avrebbe dato qualsiasi cosa per restare solo con le sue emozioni e radunare le idee.

Dopotutto abbiamo bisogno di questo: fermarci un attimo e ascoltare noi stessi per imparare di nuovo ad ascoltare gli altri.
Gli estroversi forse si trovano più a loro agio nel mare magnum della socialità così pressante, ma è anche vero che, come si suol dire, nessun uomo è un’isola.
Credo che il tuo sguardo sia rivolto appunto ad un filo conduttore che ci unisce tutti. Mi piacerebbe sapere se è uno sguardo più scientifico, quindi legato alle probabilità, o più teologico, quindi legato a un dogma o un semplice assioma.

Né uno nell’altro, direi. La scienza è importantissima ma non ha tutte le risposte né può averle perché usa strumenti limitati all’epoca in cui agisce e comunque tali da non poter indagare al di là del fisico. I dogmi invece si pongono in modo rigido, mentre la realtà è sfaccettata.
Il filo conduttore per me è il fatto che come esseri umani siamo tutti parte di un processo evolutivo, esteriore e interiore. Avevo scritto un dialogo a tale proposito, che poi ho tagliato. Nella scena Tommaso spiegava a Carla che l’umanità si trova su un cammino di evoluzione spirituale ed è come trovarsi tutti su un autobus che corre verso una precisa meta. La gente sale e scende in continuazione, cioè nasce e muore, ma non si accorge mai di viaggiare, perché è distratta dal pensiero di stare più comoda, impegnata a cercare un posto dove sedersi, occupata a farsi largo a gomitate. Quasi nessuno guarda fuori dal finestrino, cioè al di là della ristretta realtà in cui si trova, in pochi sono coscienti del cammino. Ma tutti siamo sullo stesso mezzo.
Adesso però sono io che vorrei chiederti qualcosa, a proposito del diverso modo di vivere tutto questo da parte dei miei personaggi. A quale di loro ti sei sentito più vicino? Con chi ti sei immedesimato di più e perché?
La filosofia potrebbe essere la soluzione intermedia nel nostro modo di vedere.
Hai un modo di scrivere che ti fa sentire vicino a ogni personaggio. Se devo sbilanciarmi, mi sono immedesimato molto in Flavio per punto di vista. Anch’io sono uno che non bada troppo alla forma o alle convenzioni sociali, quanto più alla sostanza. Devo dire che nutro un briciolo di apertura mentale verso un ordine superiore ma, a primo impatto, sarei scettico come lo è stato lui cercando soluzioni plausibili. Sono un tipo più scientifico e probabilmente dovrei incontrare una ragazza come Lyra per smuovere l’ago della mia bilancia.
Ciò che più mi ha coinvolto, e non credo possa legarsi ad un solo personaggio, è il “sapore” mitologico della storia. Narrando le vicende hai accennato al mito di Prometeo quando Flavio cade nelle grinfie di Marcella e poi Lyra è paragonata a Tantalo nel voler cercare di tornare a Valdiluna. Sentirmi in un mito, insomma.
Anziché parlare di me, vorrei parlare dei personaggi. Lyra, per il modo in cui l’hai narrata, ha tutte le sembianze di una figura mitologica, evanescente e sfuggente, a volte quando parla con Flavio sembra addirittura onnisciente. Lyra, alla fine, dimostra la sua forza ma anche la sua debolezza. Dopotutto è una ragazza normale che tiene fede alle sue idee. Quando hai pensato a lei, ti è apparsa subito con questa aura mitologica, o è qualcosa che hai sviluppato con la storia per contrapporla a Marcella? Per te che la conosci meglio, com’è Lyra?
Lyra è stato per me un personaggio difficilissimo da inquadrare. E non credo ancora di conoscerla fino in fondo. Quando è nata questa figura, ne sapevo pochissimo, ma intuivo che aveva molto da offrire. Infatti nella prima versione del romanzo era un personaggio marginale, poi ho capito che dovevo darle più spazio. Infatti, tra tutte le persone entrate in contatto con Tommaso, lei era quella che più di tutti era stata messa alla prova, che aveva dovuto confrontarsi con la propria oscurità.
Lyra è simile a tante ragazze ma anche diversissima perché non condizionata dalla società. Fragile perché non ha esperienza delle persone e del mondo, ingenua e vulnerabile, ma anche dotata di una forza che le viene da dentro e della quale non è del tutto consapevole.
Secondo una lettrice c’era ancora molto da scoprire su Lyra e penso che abbia ragione. Ho spesso avuto anche io l’impressione di scavare e scavare, senza mai toccare il fondo.
Si potrebbe dire che il suo personaggio mi si è imposto all’attenzione e lo stesso è accaduto con Marcella.
Anche secondo me, Lyra sarà sempre sfuggente, soprattutto grazie all’addestramento di Tommaso che la mette in contatto con le entità fuori dall’ordinario, ma Flavio l’avvicina alla nostra percezione.
Marcella, invece, dimostra quanto la corruzione umana possa essere accentuata. Lei si svuota, in senso letterale e metaforico, di tutto ciò che è un essere umano. Pur essendo ad un passo dall’immortalità, non ha nulla da tramandare, anzi è portatrice di distruzione. Entrambe, ciascuna a suo modo, devono superare le sfide che Tommaso pone loro e questo personaggio merita grande attenzione.
Penso che Tommaso sia il più sfuggente di tutti, si innalza quasi a un dio onnisciente ma direi che la lungimiranza nell’attuare la sua tattica contro Marcella viene dalla saggezza maturata.
Esatto! Senza fare troppe anticipazioni, mi sembra importante dire che Tommaso non è il classico maestro spirituale, ma prima di tutto un essere umano. Ha fatto degli errori, ha ceduto alle seduzioni del potere e del male. È sceso spesso a discutibili compromessi pur di raggiungere i suoi scopi. Alcuni lettori lo hanno definito “ambiguo”. Io non credo infatti che esista un bene assoluto negli esseri umani, abbiamo tutti una parte fatta di debolezze, meschinità, emozioni negative, anche se non ce ne rendiamo conto. Un angolo buio dell’anima. E poi, come hai giustamente sottolineato, le strategie usate da Tommaso sono frutto della mente, di una saggezza principalmente umana.
L’ambiguità che c’è in noi nasce da ciò che mostriamo e da ciò che gli altri guardano di noi. Tommaso, ad esempio, è un tipo che non mostra molto, è un eremita che ha potuto costruirsi un’identità e sottrarsi al mondo degli ordinari. Dall’esterno lo vedono come un adescatore o peggio un rapitore mentre lui, con la sua saggezza, guarda in maniera diversa.
Lyra lo racconta a Flavio.

«Lui è in grado di capire al volo le persone, ne percepisce l’essenza. Intuisce se sono semplici ordinari che si adattano a una vita normale o se sono alla ricerca di uno scopo più alto. C’è voluto molto tempo per trovare chi potesse fare al caso suo. Comunque, con il passare degli anni, radunò altre cinque persone, oltre me».

Questo passaggio lascia intendere che la storia è uno scorcio di un ampio disegno che volge verso un bene superiore. Io penso spesso che la nostra vita ha un obiettivo, anche se non così alto.
Qui la domanda spontanea è stata: se mi trovassi di fronte Tommaso che mi invita a seguirlo, accetterei che il mio destino sia legato al disegno che lui mi lascia intravedere? Con me farebbe un po’ di fatica. Tu cosa penseresti in quel momento?

Ah, bella domanda. Temo che in un primo momento vincerebbe la diffidenza e anche la paura dell’ignoto. Io sono un po’ come Carla, razionale e poco incline alle azioni impulsive. Come lei però sarei disposta a rivedere il mio punto di vista anche in modo radicale, se riuscissi a cogliere il senso di ciò che mi viene proposto.
A ben pensarci i miei personaggi sono stati coraggiosi e anche parecchio avventati!
Tommaso invitava a mollare tutto di punto in bianco, a fare un salto nel buio. Per accettare di cambiare vita, secondo me, non devi avere nulla da perdere o intuire nel profondo che quella è proprio la tua strada.
Mi piace pensare che tutti noi abbiamo una voce che ci suggerisce in certi momenti cosa è meglio fare, anche se siamo soliti zittirla bruscamente. Una sorta di grillo parlante, insomma.
Però se avessimo la capacità, come Tommaso, di guardare l’insieme del disegno piuttosto che i singoli dettagli, sarebbe tutto più facile…
Carla, lo dico per chi ci leggerà, è una delle persone che ha deciso di seguire Tommaso. Lei è tutti gli altri hanno avuto proprio il coraggio di dare ascolto a quella voce interiore di cui parli. Questa piccola comunità radunata da Tommaso avrà un ruolo decisivo ma lasciamo che lo scoprano i lettori.
Certo avere la capacità di guardare l’intero disegno faciliterebbe molto le cose, ma sono convinto che per seguire quella voce ci vuole un po’ di maturità. Devi essere nelle condizioni di fare certe scelte.
Non parlo di condizioni fisiche o economiche, che pure li hanno provati, ma mentali. Carla e gli altri si trovano in un momento difficile della loro vita, si potrebbe anche dire che sono abbattuti dalla vita, ma io non li immagino con gli occhi verso il suolo, piuttosto con lo sguardo alto verso il cielo. Forse stanno cercando una speranza, piuttosto credo che abbiano il coraggio di guardare dove nessun altro, preso dalla smania di andare avanti dritto, guarda più.
Credo che solo così riescano a cogliere e comprendere il nesso di ciò che spesso noi ordinari non consideriamo. A volte per vedere alcuni dettagli, devi impegnarti a guardare in tutte le direzioni. Dimmi tu se sbaglio interpretazione.
Non sbagli. A volte la vita ci costringe a mettere tutto in discussione, anche in maniera brusca. Se tutto scorre bene, non ci facciamo domande, procediamo nei binari in cui siamo. Invece nei momenti di crisi si cambia prospettiva.
Certo, uscire dai binari ha sempre un costo alto. Direi che tutti i personaggi che hanno seguito Tommaso hanno pagato un prezzo salato, per esempio qualcuno ha perso la famiglia, il lavoro, gli affetti, il posto nel mondo. E anche i membri dell’Olimpo hanno sacrificato molto per i loro poteri, no? Ma qui non dico altro…
Già non diciamo altro per non rovinare la sorpresa, ma torniamo un attimo a Flavio. Lui ha cambiato prospettiva e vorrei capire se, come Lyra, un po’ ti è sfuggito di mano. A me fa sempre piacere quando i miei personaggi prendono la loro strada. Vorrei capire se Flavio ti ha spinto ad esplorare più di quanto pensavi, insomma se ha reagito alle difficoltà sulla sua strada meglio di quanto ti aspettassi.
Sì, mi è sfuggito di mano molto presto, lo sai che è un tipo testardo! Ti confido che la mia idea iniziale era che Lyra fosse per lui solo una specie di esca, un indizio per qualcosa di più ampio. L’incontro con lei doveva incuriosirlo, invitarlo a scoprire di più sul gruppo di Tommaso. E invece lui che fa? Si intestardisce a voler cercare quella misteriosa senzatetto! Si è preso una sbandata per una donna appena incontrata, roba da pazzi! A quel punto non c’è stato più nulla da fare, ha voluto proseguire per conto suo.
Colpa mia, dovevo crearlo più docile…
Lo immaginavo. Fossero tutte così le colpe! Fermiamoci qui prima che il dialogo ci sfugga di mano e roviniamo la lettura a qualcuno.
Mi ha fatto piacere averti ospite e ti ringrazio per la chiacchierata, molto bella e direi viscerale.
Prima di salutarci, ti dico un’idea che mi sono fatto, decidi tu se sbilanciarti e rivelare qualcosa dei tuoi progetti. Potrei anche sbagliare.
Mi sembra che “Bagliori nel buio” fosse uno sguardo al soprannaturale da lontano, con “Come un dio immortale” ti sei avvicinata alle forze sovrannaturali, il prossimo libro sarà una storia prettamente calata in questa dimensione con meno protagonisti umani e…
I protagonisti umani sono essenziali, direi. Altrimenti con chi ci si identifica? Però hai fatto un’osservazione giustissima. Voglio dire, è vero che con il tempo sono diventata più coraggiosa e mi addentro sempre di più nelle realtà sovrannaturali, senza il timore di turbare il lettore.
In verità ancora non ho un’idea chiara della prossima storia, attualmente c’è solo una vaga traccia nella mia testa, quindi mi è difficile farti anticipazioni.
Nel frattempo però sto lavorando a una riscrittura radicale del primo romanzo, che parla di reincarnazione. Si tratta di un progetto a cui tengo molto, anche se mi porterà via parecchio tempo.
A questo punto non mi resta che ringraziarti per avermi ospitata in questo confortevole salotto e offerto l’occasione per confrontarmi con un lettore attento come te. Ringrazio anche chi ci ha seguito fin qui. Un caro saluto!

Ti piace la storia vista da qui? Lascia un commento.

Per scoprire tutto il tour, vai al blog di Maria Teresa Anima di carta.

La prossima tappa è:
4) 24/04/2018 – Storie e fantasia

Continua il tour!

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