Dialogo – Bagliori nel buio

Quando leggi un buon libro, la recensione non solo è positiva ma spesso anche breve perché bastano poche parole per elogiarlo.
Ciò non toglie che vorresti parlarne a lungo. Perché non parlarne con l’autore?
In questo caso l’autrice.
Così ho invitato la collega e amica Maria Teresa Steri a parlare del suo romanzo “Bagliori nel buio” per guardare alla storia più da vicino e scoprire qualcosa di nuovo.
Questa non è un’intervista, ma un dialogo e ti renderai subito conto che è uno scambio di battute che evolve senza alcuna scaletta.


Renato Mite
Maria Teresa Steri
Se penso a qualcosa che possa rappresentare “Bagliori nel buio”, l’unica cosa che mi viene in mente è una sinfonia.
La “Cavalcata delle Valchirie” di Richard Wagner, perché la tensione nel tuo libro vibra in toni crescenti e discendenti narrando lo stato d’animo di Elena e l’evolversi del suo carattere.
Un paragone molto lusinghiero, direi.
Però la “Cavalcata delle Valchirie” mi fa pensare a slanci di eroismo, al coraggio, a una persona combattiva e decisa. Eppure Elena è proprio il contrario di un’eroina, tu che ne dici?
All’inizio della storia, anzi, è paralizzata dalla paura, terrorizzata che la verità su quanto accaduto due anni prima venga a galla…
Beh, ogni cosa ha un inizio un po’ in sordina.
Siamo troppo abituati ad eroi dalle grandi gesta e quelli fantastici con i superpoteri, invece ci sono eroi nel quotidiano di cui spesso nemmeno si parla o sono fraintesi.
Io dico che in questo senso Elena è un’eroina dei nostri giorni, il fattore scatenante di tutta la storia è proprio il suo gesto eroico sul promontorio del Pozzo del Corvo che ha salvato la vita ai suoi compagni d’avventura. Per come l’ho recepito io, non è stato un gesto egoistico o dettato solo dalla delusione di Rino, sbaglio?
Se poi tu dici “all’inizio della storia”, dobbiamo proprio svelare qualcosa sul cambiamento emotivo e caratteriale di Elena. Lascio a te decidere cosa.
Non ci avevo pensato, è bello vedere i propri personaggi sotto nuove prospettive!
Comunque, in questo senso non sbagli affatto sulle motivazioni “eroiche” del suo gesto. Credo, anzi, che la frustrazione che Elena manifesta, nasca anche da questo: da una parte c’è la consapevolezza di non avere avuto scelta, dall’altra il sentirsi incompresa dagli altri.
Mi viene in mente in particolare un momento della storia, quando tutti sono al Pozzo del Corvo ed è appena avvenuto il fatto. Elena è stordita e avverte che il resto del gruppo ha cominciato a prendere le distanze da lei. E in quell’occasione Bartolo è l’unico a sottolineare che si era trattato di un incidente, che Elena lo aveva fatto per proteggere tutti.

«È un’assassina», ribadì Miranda.
Elena non si difese da quell’accusa. Lo avrebbe fatto se non fosse scivolata in una sorta di torpore muto e le sembrasse di assistere alla scena di un film piuttosto che partecipare alla vita reale.
«È stato un incidente», disse Bartolo. «Lo ha colpito per proteggerci».

Penso che trovarsi in circostanze drammatiche possa farci comportare in modi imprevedibili, e magari portarci a scoprire qualcosa di noi che non sapevamo.

Sì, infatti Elena scoprirà maggiore consapevolezza e forza di carattere.
Parlando di Bartolo, mi torna in mente che è un tipo misterioso che vuole aiutare Elena, anche mettendola nei guai verso la fine del libro, ma non voglio svelare nulla della parte finale.
Mi interessa di più questo concetto di affrontare le difficoltà per diventare più forti. Elena è quasi una Fenice che risorge dalle proprie ceneri. Infatti il suo compagno Matteo le procura delle difficoltà, pur, in fondo, volendo aiutarla. Devo dire che è un personaggio ben delineato: a volte volevo fargliela pagare per il modo in cui trattava Elena, altre volte pensavo che avesse ragione nello spingerla ad agire. Elena convivendo con Matteo si è costruita, senza saperlo, il rogo da cui risorgere.
Già, Matteo è per Elena quello che Carlos Castaneda definisce “un piccolo tiranno”, qualcuno che ci rende la vita difficile. Non un vero antagonista, quindi, ma abbastanza fastidioso da costringerla a mettersi in discussione.
Ricordo che un beta-reader mi chiese perché Elena si ostinava a portare avanti un rapporto così palesemente sbagliato, con una persona sgradevole che non faceva che tormentarla. Beh, io credo che non fosse solo autolesionismo, ma anche il bisogno di avere qualcuno accanto che, nel bene o nel male, non le facesse perdere il contatto con la vita reale. A volte le persone opposte a noi sono ottime sfide, non credi?
Ne sono convinto. Le sfide ci permettono di cambiare e migliorare, ci spingono a trovare un modo per superare gli ostacoli e raggiungere i nostri obiettivi. Quando la strada è già battuta, il più delle volte non è la nostra strada e arriva il momento in cui ti metti in discussione per capire dove vuoi andare.
Penso che Elena in questo senso avesse bisogno di Matteo perché non possiamo fare tutta la strada da soli, abbiamo bisogno di quel contatto con la vita reale di cui parli.
Poi, però, per Elena la vita reale sfocia nel mondo del soprannaturale e lei deve bilanciare la sua vita e la sua visione della realtà. Devo dire che hai accompagnato il lettore in questo mondo partendo dallo scetticismo della stessa Elena, anche qui prima che riscoprisse qualcosa di sé, e questo conferisce credibilità al tutto. Credibilità necessaria perché il soprannaturale ha una parte rilevante nella storia. Il lettore lo accetta in base agli eventi e, tornando un attimo a Bartolo, ad una sorta di evidenza scientifica. Quindi ti chiedo: hai dovuto limitare le spiegazioni del soprannaturale per renderlo più reale col mistero, con la plausibilità? Lo so è un ragionamento un po’ contorto.
Hai toccato una questione molto importante per me.
Come dicevi, il soprannaturale ha una parte rilevante nella storia, però non è mai facile capire fino a che punto ci si possa spingere nelle spiegazioni. Spesso mi chiedo: quanto possono essere approfondite certe idee? Al lettore interesserà? Oppure si annoierà leggendo determinati dettagli?
Forse è un po’ come quando si scrive un romanzo storico o fantascientifico; anche in questi casi è necessario trovare la giusta dose di informazioni da dare.
Per quanto mi riguarda, io penso ai miei romanzi come a delle storie che tutti possono leggere, anche chi è totalmente a digiuno di esoterismo o del tutto scettico in questo campo. Per questo cerco di limitare i “tecnicismi”, diciamo così. D’altra parte, come avrai visto, non sono mancate certe spiegazioni, affidate alla bocca di determinati personaggi
Ricordo un articolo del tuo blog su Anima di Carta riguardo all’uso naturale delle informazioni che mi è rimasto impresso e secondo me l’hai applicato magistralmente al tuo libro.
Sono d’accordo sul fatto che chiunque debba poter leggere la storia senza sentirsi soffocare. Bisogna dare al lettore degli spunti, delle informazioni in armonia con la storia, quindi chi meglio dei personaggi a cui affidarle, e lasciare che possa mettere a frutto le sue idee e la sua immaginazione. Per questo passerei il testimone ai lettori per lasciare che scoprano la storia coinvolgente di “Bagliori nel buio”.
Per me è stato un piacere dialogare con te e ti ringrazio per aver inaugurato con me questa rubrica del blog in cui spero di averti ospite di nuovo in futuro.
A te l’ultima battuta, cosa mi dici?
Sono io che ringrazio te per questa bella chiacchierata e per avermi dato l’occasione di ritrovare i personaggi di Bagliori nel buio. Con il tempo ci si allontana sempre un po’ dalle nostre storie, credo che sia inevitabile, ma è sempre magico poterne parlare con chi le ha lette e scoprire aspetti inediti.
È stata una bella esperienza, spero di leggere tante altre puntate di questa rubrica.
Buon proseguimento e un saluto a tutti.
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