Recensione – Km 123

Copertina Km 123
Km 123 di Andrea Camilleri

Recensione

L’imprenditore edile Giulio Davoli viene speronato sulla Via Aurelia mentre torna da Grosseto a Roma e finisce fuori strada al Km 123. Resterà molto tempo in ospedale con una frattura che gli impedisce di parlare, accudito da sua moglie Giuditta e cercato dall’amante Ester che gli invia messaggi sul cellulare prima e lettere tramite un infermiere dopo.
Ester si strugge d’amore per Giulio e deve essere prudente, suo marito potrebbe aver scoperto la tresca. La donna si conforta con un’amica di Milano finché Giulio si ristabilisce, ma allora Giuditta denunzia suo marito per irregolarità nei suoi cantieri, fra cui quello al Km 125 di Via Aurelia, ed Ester scopre che Giulio aveva un’altra amante a Grosseto.
Le vicende personali si intrecciano alle indagini dell’Ispettore capo Bongioanni che però deve subire le pressioni del suo superiore.
I sospetti intorno all’incidente di Giulio ricadono su Giuditta, che sapeva del tradimento del marito per aver assoldato un investigatore privato, per poi spostarsi su Ester che trova la morte al Km 123, forse per rimorsi.
Il caso sarà chiuso dal superiore di Bongioanni, ma i veri colpevoli sfuggiranno alla giustizia nel colpo di scena finale.

Questo romanzo può sembrare all’apparenza semplice. Camilleri scompare dietro le parole dei suoi personaggi, infatti l’autore riporta messaggi, telefonate, dialoghi e lettere che raccontano la storia al posto suo. Unico modo di raccontare avvenimenti da un punto di vista esterno è quello del giornalista, quindi riporta alcuni articoli dei quotidiani che seguono la vicenda di Giulio Davoli e degli altri personaggi.
L’autore sembra assente e la storia appare un resoconto epistolare della vicenda, il che le conferisce una veridicità documentale. In realtà, Camilleri si nasconde fra le righe con il suo tratto essenziale e la sua ironia, ma soprattutto con la maestria del drammaturgo che rivela attraverso le frasi dei protagonisti chi sono, dove sono o cosa stanno facendo così che il lettore possa averli bene in vista come fossero su un palcoscenico.
Manca di fare ciò solo in un dialogo al centro del libro e lì per lì pensi “qui non ci è riuscito, non si capisce chi parla”, poi suona il campanello della deformazione professionale e come scrittore ho capito che in quel dialogo c’era la chiave di volta del caso. Ho avuto conferma nel piacevole colpo di scena finale che mette nella giusta luce tutti gli indizi sparsi fra le pagine. Come un certo articolo di giornale, ma non svelo oltre.
Concludo con un plauso al maestro Camilleri e con il consiglio di leggere questo libro breve ma intenso, ricco di sfaccettature umane, magari in un periodo in cui si riesce a leggerlo tutto d’un fiato. La storia incanta e ti lascia meravigliato.



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