Recensione – Angelo che sei il mio custode

Copertina Angelo che sei il mio custode
Angelo che sei il mio custode di Giorgia Lepore

Recensione

L’ispettore Gregorio “Gerri” Esposito riprende servizio dopo una lunga convalescenza dovuta al ferimento in una precedente indagine (vedi “I figli sono pezzi di cuore“).
Ora deve seguire il caso di un minore ritrovato cadavere in una grotta. Giovanna, ex fiamma del suo capo e funzionario a Roma su casi di minori scomparsi, viene coinvolta nelle indagini. Lei e Gerri avranno un rapporto a dir poco scontroso, ma comunque produttivo. Le tracce scarseggiano e fra varie ipotesi, da quelle più scientifiche a quelle più folcloristiche, provano di tutto. Interpellano addirittura una sorta di veggente perché altri bambini sono scomparsi nella zona e potrebbero presto avere lo stesso destino.
Con l’aiuto di un archeologo amatoriale, Gerri segue una pista legata alla figura dell’Arcangelo Michele e si ritrova a vagare in cunicoli segreti del Santuario di San Michele, proprio durante la festa del santo, fino a cadere in trappola con Niccolò, uno dei bambini scomparsi.
Inizia così una lotta contro il tempo dove Gerri teme per la sua vita e quella di Niccolò, mentre fuori il rapitore continua la sua vita ma la Polizia arriverà a lui in un finale dal gusto amaro.

Giorgia Lepore scrive con uno stile netto, tagliente ma al contempo sa coinvolgere il lettore per portarlo nella testa di Gerri Esposito e delle sue relazioni difficili. In questo secondo romanzo della serie dedicata all’ispettore travagliato, scopriamo qualcosa in più sul suo passato e cosa gli è mancato, tanto da comprendere meglio il suo modo di agire e di pensare. Sfuggente, burbero eppure comprensivo e gentile, quando vuole.
La storia è ben congegnata e tiene il lettore incollato alle pagine. La scena in cui Gerri è bloccato con il bambino nei cunicoli sotto il Santuario di San Michele è la più avvincente e la più emozionante, l’autrice ci trasmette tutta la sofferenza di Gerri ferito e convinto che i soccorsi tarderanno a trovarli.
La scena è così toccante che cancella le imperfezioni nella descrizione dei cunicoli in cui si aggira l’ispettore, un po’ confusa, ma questa è l’unica pecca.
Non voglio rivelare troppo sul finale e su come la Polizia arriverà al rapitore di bambini, ma posso senz’altro dire che Giorgia Lepore ha conferito spessore e personalità a tutti i personaggi del romanzo. Certo Gerri ha lo spazio maggiore e il libro è più consigliato per chi vuole seguire le gesta pubbliche e private di questo protagonista, ma anche gli amanti della suspense possono apprezzarlo.



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