Dialogo – Sarà il nostro segreto

L’emozione è sempre forte quando devo presentare un dialogo con Maria Teresa Steri perché ho cominciato questa serie di articoli con lei e poi chiacchierando riusciamo a tirar fuori sempre qualcosa di particolare e interessante.
Ancor di più stavolta che si è cimentata con un thriller psicologico. “Sarà il nostro segreto” ha suscitato in me il desiderio di dialogare fin da subito, quindi non potevamo esimerci, ormai è un dovere nei confronti dei libri.
Ad un mese dalla recensione, il dialogo è arrivato. Lo trovi qui in basso.


Renato Mite
Maria Teresa Steri
Ciao Maria, ben tornata nel mio salotto virtuale.
Anche se presto andremo nella tua biblioteca di Villa Tomei, possiamo chiacchierare quanto vogliamo.
Prima mi devi togliere una curiosità su “Sarà il nostro segreto”.
Nella recensione ho scritto che la storia è raccontata in prima persona da Valeria e lei si rivolge a Filippo. Alla fine del libro sarà chiaro perché, ma all’inizio devo dirti che pensavo a lui come a una specie di presenza soprannaturale. Hai abituato i tuoi lettori a questo genere di presenze, ma questo romanzo è diverso.
Pur sapendolo, mi rimane la curiosità da soddisfare. Devi dirmi se la tua intenzione era quella di far credere che Filippo fosse una presenza soprannaturale perché sarebbe piaciuto ai tuoi lettori e avrebbe contribuito al mistero o volevi che l’uomo fosse ben presente nella vita di Valeria, secondo il suo punto di vista, pur non essendoci più fisicamente.
Ciao Renato, grazie prima di tutto per avermi invitata qui.
Una curiosità più che lecita la tua, visto che finora avevo scritto storie sul soprannaturale. Ebbene, devo dire che effettivamente mentre scrivevo nei primi capitoli ho avuto la tentazione di virare verso il paranormale, ma è stato un momento fugace perché mi sono subito resa conto che non era il tipo di storia che volevo raccontare. Lo stesso personaggio di Valeria l’avevo concepito come una donna che non crede nell’aldilà. Però allo stesso tempo mi piaceva l’idea che Filippo – benché morto – fosse una presenza ancora viva per Valeria, che non riusciva a rassegnarsi di fronte alla realtà della sua scomparsa. Mi è venuto subito spontaneo adottare questo approccio, e man mano che portavo avanti la trama lo sentivo sempre più naturale.
Se posso chiedertelo, quando hai avuto la conferma, leggendo, che la storia non avrebbe avuto elementi soprannaturali?
Proprio in biblioteca e nella scena direi cruciale.
Hai descritto il luogo in stile horror soprannaturale

La casa era immersa nel consueto silenzio cupo. La pendola nella sala segnava le quattro e mezza del mattino. Varcai la porta della biblioteca, sopraffatta da un’istintiva riverenza per quel posto. Era la prima volta che vi mettevo piede in piena notte. Dalle finestre senza persiane penetrava un debole chiarore, il riverbero della luna piena, amplificato dal bianco della mobilia.
Ben presto mi accorsi che quel luogo, accogliente e ricco di fascino alla luce del sole, quando era immerso nella semioscurità risultava inospitale, affollato di ombre e strani riflessi. Magico e inquietante. Le librerie a tutta parete parevano incombere su di me. E mi accorsi che là sotto la tua mancanza mi provocava un dolore spasmodico, quasi fisico.

per non parlare del retaggio storico che ci racconta del bisnonno di Filippo, malato di nervi, impiccatosi proprio lì.
In questa circostanza, Valeria è scesa in biblioteca per guardare il contenuto di una memoria USB e Raffaele l’approccia. Lei è in vestaglia da notte e lui prima l’abbraccia come un amico, ma poi non si trattiene. La sua ossessione lo porta a toccarla in maniera indesiderata proprio mentre lei sta rivelando quanto le manchi Filippo. Se suo marito fosse stato lì come spirito o in altra forma, sicuramente avrebbe fatto una scena alla Ghost facendo volare libri, capovolgendo scrivanie, infrangendo i vetri delle finestre pur di aiutarla.
Invece Valeria se la deve sbrigare da sola e quando riesce a liberarsi dalla stretta di Raffaele, lo affronta.

«Che cavolo, Raf! Io crollo e tu mi metti le mani addosso?».

Per tutta risposta, Raffaele reagisce come molti molestatori nel mondo reale: insinua che lei l’abbia provocato e che in tutti gli anni trascorsi da che si conoscono, lei abbia nutrito dei sentimenti per lui. Credo che il tema delle donne vittime di attenzioni indesiderate sia una delle colonne portanti della tua storia. Restando in ambito musicale, spero di non aver stonato e averti dato il La su questo tema.

Mi fa piacere che mi dai il “La” perché in effetti questo tema era una mia priorità quando ho cominciato a scrivere la storia, anzi è stata proprio l’idea scatenante. Però volevo anche parlarne in modo diverso, senza la violenza che di solito accompagna l’argomento stalking, ma con un approccio più psicologico.  Perciò nel romanzo ho cercato di mostrare il personaggio di Raffaele da vari punti di vista, benché sempre attraverso gli occhi parziali di Valeria. Anche l’ambiente in cui è cresciuto, la famiglia e le situazioni in cui si è trovato, mi sembravano di un certo rilievo per dar vita al suo approccio malsano, alla sua ossessione. Non so se nella vita reale ci siano sempre background come questi alla base di certi soggetti e naturalmente nel mio romanzo certi aspetti sono un po’ esasperati. Se ci hai fatto caso Raffaele è rimasto attaccato al passato, in modo anche morboso. Per esempio in una scena particolare, lui stesso tira in ballo un episodio di tanti anni prima…

«Ricordi la sagra delle fragole», sussurrò impastando le parole.
Ipotizzai che delirasse o che avesse anche lui qualche rotella fuori posto come la madre.
«Quell’estate non hai fatto che snobbarmi», recriminò. «Davvero non lo ricordi?».
Pescando nella memoria, capii che si riferiva al giugno in cui mi aveva invitata a uscire per l’evento più importante che si tiene a Nemi e io gli avevo dato buca per venire in vacanza con te. Un episodio che avevo rimosso.
Serrai le labbra, tentando di non esplodere. «Sì, ricordo. La sagra annuale».
«Dovevamo andarci insieme…».

In effetti questo aspetto psicologico dei personaggi risuona molto vivido e leggendo l’esperienza di Valeria, ho capito perché spesso le donne arrivano a denunciare troppo tardi: concedono un gran beneficio del dubbio a coloro che poi si rivelano veri e propri persecutori. Certo non tutti hanno lo stesso vissuto, ma credo che sia comune il fatto di restare ancorati non solo al passato ma ad un’immagine di sé e degli altri in cui le fantasie prendono il sopravvento. Nel caso di Raffaele è l’immagine della ragazza che condivideva con lui le vacanze e il lavoro in biblioteca, una ragazza di cui si era invaghito ma poi finisce per sposare suo fratello.
Un’altra cosa che mi è saltata all’occhio è il comportamento di Valeria, quello di una donna normale che per mitigare la situazione e non provocare reazioni più violente, si mostra per così dire indulgente. Visti i trascorsi di Raffaele, ragazzo che non ha perseguito il suo talento da pianista, l’indulgenza era comprensibile all’inizio, ma ad un tratto mi sono chiesto, dato il fatto che Valeria sembra sequestrata a Villa Tomei, se non ci fosse dietro anche un pizzico di Sindrome di Stoccolma. Prima che Valeria decidesse di uccidere l’uomo. Ti giro la domanda.
Più che di Sindrome di Stoccolma, parlerei inizialmente di esigenza di isolarsi e ritrovare momenti sereni del passato.

Lì ero stata felice, un tempo. E pensai che quello sarebbe stato un rifugio perfetto per il mio spirito ferito.

Più tardi poi il mondo opprimente di casa Tomei diventa un modo (per quanto faticoso da vivere) per non affrontare la realtà di tutti i giorni senza Filippo.

Aveva ragione Laura, quella non era casa mia. Eppure, trovavo conforto in quell’esilio auto imposto, nella vita monotona della famiglia Tomei, come se fossi preservata da una campana di vetro. Affrontare il mondo reale era troppo in quel momento.

A questo proposito penso che le reazioni di fronte a un lutto possono essere molto diverse. Mi sono sforzata di capire cosa avrebbe fatto una donna come Valeria nel vivere la sua perdita e non è stato per nulla facile. Devo confessarti che in certi momenti ho avuto la tentazione di alleggerire il libro togliendo molte parti che trattano del lutto di Valeria, ma poi ho pensato che una storia con una perdita così forte sarebbe stata monca senza raccontare determinati stati d’animo. Tu come la pensi in proposito?

Penso che hai fatto bene a lasciare il libro come l’ho letto.
L’impressione iniziale che la storia abbia un’eccessiva concentrazione sul lutto di Valeria è spazzata via in seguito leggendo.
Quando racconti gli stati d’animo di Valeria scopriamo qualcosa del suo passato e della sua relazione con Filippo che è il cardine della storia. Questa relazione spinge Valeria a cercare la verità così tanto da restare in una situazione pericolosa come quella di Villa Tomei.
E ora che mi ci fai pensare, devo dire che Valeria affronta questa ricerca anche per elaborare il lutto. Prima ho detto che Filippo è come una presenza nella storia, per Valeria trovare la verità rappresenta il modo di dargli pace e finalmente lasciarlo andare.

Troppo a lungo sono rimasta in una zona di transito e ora sono pronta a lasciarti andare.

Emblematico è il fatto che solo alla fine vada a trovarlo al cimitero.
Invece quando viene celebrato il funerale, nel mezzo della storia, lei è per così dire “disinteressata”. Come se non stessero facendo il funerale di Filippo. Eppure si era scontrata con Marianna per decidere dove celebrarlo.
Per come la vedo io, quelle parti sono necessarie per dare la giusta idea di una donna che sta soffrendo la perdita del marito, anche se chi la circonda se ne accorge solo per i convenevoli di rito. C’è qualcuno secondo me che si accorge di qualcosa in più: mi riferisco alla sua vicina di casa nonché amica e all’ispettore Bordini.
Dimmi qualcosa di loro che voglio vedere se coincide con l’idea che mi sono fatto io, te la dico dopo.

Entrambi i personaggi sono nati per assolvere un ruolo, ma poi sono cresciuti e man mano che scrivevo hanno assunto una loro personalità. Bordini in modo particolare, non avevo un’idea precisa di come fosse all’inizio, però poi è diventato uno dei personaggi a cui ero più legata. Anche Laura è stata introdotta come figura necessaria per riportare Valeria con i piedi per terra, ma ben presto ha preso vita, pur restando un personaggio secondario. Tra l’altro, ci sono stati diversi lettori che mi hanno detto di aver apprezzato entrambi, forse perché sono personaggi molto “normali” a differenza degli altri, ognuno dei quali appare immerso nella propria ossessione.
A questo punto sono curiosa dell’idea che ti sei fatto.
Per Laura avrei usato le stesse parole, è l’amica fatta apposta per “riportare Valeria con i piedi per terra”. Una delle poche persone che tiene davvero a lei e, secondo me, senza di lei, Valeria rischiava di impazzire in quella villa.
Per quanto riguarda Bordini, mi sono fatto l’idea che sia un ispettore più scaltro di quanto faccia vedere. Mi permetto il paragone con il famoso Colombo di Peter Falk. La sensazione che sia qualche passo avanti c’è sempre. Tuttavia, come dici, appaiono persone comuni e per questo ci si affeziona.
Valeria dal canto suo si dimostra un’ottima investigatrice.
Mentre cercava informazioni da lei, Bordini potrebbe averle volutamente rivelato alcune informazioni per permetterle di elaborare questo lutto con la ricerca della verità? E se sì, quindi Bordini è proprio più scaltro di quanto fa apparire. Forse sperava di arrivare alla verità seguendo i progressi di Valeria, come un’infiltrata a Villa Tomei. Ci avevi pensato?
Sì, penso anche io che Bordini sia più scaltro di quanto sembri! Bello il paragone con Colombo, che è uno dei telefilm gialli con cui sono cresciuta. E sono d’accordo che molte rivelazioni fatte da Bordini a Valeria avessero lo scopo di farne un’alleata nella caccia alla verità. D’altra parte a un certo punto le strade si dividono, Valeria perde la fiducia nella polizia e anche in Bordini, nonostante lui stesso cerchi di rassicurarla. A quel punto, l’ispettore diventa qualcuno da tenere a distanza, perché non sospetti le sue intenzioni criminali… E qui mi fermo, sennò riveliamo troppo!
Certo, certo. Per tutto il dialogo ho tentato di non svelare troppo e non voglio cedere proprio ora.
Direi di fermarci qui. Ti saluto e ti ringrazio per la bella chiacchierata ma prima di lasciarti andare, ti propongo di ritornare un attimo nei panni dell’investigatrice. Sapendo le abitudini di suo marito Filippo, Valeria deduce alcune cose dai libri che lui ha rubato dalla biblioteca di Villa Tomei. Per la Polizia erano semplici libri e durante la perquisizione li hanno lasciati a casa loro.
Se in una biblioteca tu vedessi un lettore che nel leggere un passo del tuo libro su Bordini non si trattiene e ruba il libro, tu cosa dedurresti?
Per me, Bordini potrebbe essere un ottimo personaggio non protagonista per prossimi romanzi con indagini, e da ciò che ho letto nel tuo blog, intendi scrivere altri thriller psicologici.
Del resto i gialli migliori sono sempre quelli che indagano i moventi, quindi…
Allora, dovrò farci proprio un pensierino sull’idea di fare di Bordini il protagonista di una prossima storia, mi alletta molto l’ipotesi!
Venendo al tuo spunto, se vedessi qualcuno che ruba il libro, dedurrei che conosce un segreto su Bordini che non va assolutamente rivelato e che proprio tra quelle righe in apparenza insignificanti è nascosto il mistero… vabbé, la fantasia si potrebbe scatenare.
E in effetti la mia immaginazione si accende sempre quando si tratta di misteri, infatti come stavi dicendo, il mio nuovo romanzo sarà ancora un thriller psicologico, benché con sfumature meno noir.
Nel salutarti, ti ringrazio moltissimo per questa interessante chiacchierata, è sempre divertente e stimolante confrontarci. Colgo l’occasione per salutare e ringraziare anche i tuoi lettori. Ciao!

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