Recensione – Un uomo in fiamme

Copertina Un uomo in fiamme
Un uomo in fiamme di Marco Cubeddu

Recensione

Roberto Franzini è un pompiere che presta servizio nella caserma di Busalla, un paesino vicino Genova, dove c’è poco da fare. La squadra compie operazioni di scarso peso, come salvare i gatti, oppure si prende gioco dei turisti che capitano nel bar vicino alla caserma. I componenti di questa squadra molto affiatata sono i più variegati: c’è il caposquadra Braga sempre sotto scherzo, il pompiere gay Soletta che si mostra per quello che è, la donna pompiere Anja che viene dall’est e incute timore, c’è il collega Max che sprona Roberto dalla sua indolenza. Roberto, infatti, è un ottimo pompiere con il mestiere nel sangue, suo padre e suo fratello maggiore hanno fatto quel mestiere prima di lui, ma è abbattuto dalle proprie vicende personali che lo hanno portato fin lì. Compie le operazioni senza pensare ai rischi e senza avere prospettive per il futuro, fa del dolore uno stato di torpore perenne e intanto riempie il tempo libero bevendo e fumando.
Anja si sente attratta da lui ma Roberto fa di tutto per tenere la gente a distanza, il perché si scopre quando apprendiamo le vicende del suo passato fra un intervento dei pompieri e l’altro. Così scopriamo che Roberto pensava di lasciare la casa dei genitori dove il padre era severo con lui, un ragazzo timido e sensibile, preferendo il figlio maggiore Alessandro che stava seguendo le sue orme. Alessandro era sempre pronto a sostenere Roberto e pensava di portarlo via per farlo diventare un pompiere, ma prima che ciò possa accadere Alessandro perde la vita durante un soccorso.
In quel momento, la vita di Roberto si incrina, lui diventa un ragazzo ribelle e si innamora di una ragazza che veste i panni della ribelle solo per stare con lui. Questo amore si tramuterà in un matrimonio, ma le cose non andranno bene. Roberto è preso dalla carriera che in un certo modo lo unisce al fratello e trascura la moglie che intanto frequenta un altro uomo.
La vita di Roberto prende quindi la piega con cui lo troviamo nel distaccamento di Busalla nel presente, ancora sotto l’ombra del padre che era stato un pompiere valoroso e un eroe. Roberto affronterà una serie di interventi, quali salvare un “cimitero zingaro” come lo chiama lui, salvare un ragazzo aspirante suicida, salvare mamma e figlio da un sottovia invaso dalla pioggia. In un crescendo di tensione che lo porterà ad affrontare le incombenze di un paese distrutto dal terremoto mentre gli animi rischiano di scaldarsi troppo. Qui dovrà fare i conti con se stesso e dare una svolta alla sua vita, pur rimandendo in un certo senso l’uomo che è.

Passando allo stile di Marco Cubeddu, devo innanzitutto sottolineare che l’autore scrive in modo crudo e rappresenta il clima cameratesco con un linguaggio molto colorito, non credo avrebbe potuto fare altrimenti. Per mia avversione personale ho sopportato meno i lunghi incisi, soprattutto fra parentesi, che sono frequenti all’inizio del libro.
Ritengo che scrivere in maniera cruda sia una peculiarità di Cubeddu per rappresentare la vita senza fronzoli. Chi riesce ad andare oltre le parole, scoprirà una riflessione profonda sulla sofferenza che attanaglia tutti, chi più chi meno, e affiora pian piano.
Mi è piaciuto molto come l’autore ha intrecciato presente e passato del protagonista con paragrafi separati e ben distinti che si amalgamano in un tutt’uno, come ingredienti ben dosati.
Cubeddu ci fa conoscere le cause della sofferenza di Roberto per gradi e così la sofferenza diventa tangibile, fino a capire perché lui è l’uomo in fiamme del titolo. Parlo secondo la mia modesta interpretazione. Roberto è come un uomo che brucia. Chi gli sta intorno non ha i mezzi per spegnere le fiamme che lo avvolgono, si avvicina ma è respinto dal calore. Lui potrebbe rotolarsi per terra, invece sta fermo, anzi s’annaffia con l’alcol perché quelle fiamme sono l’unica cosa che lo fa sentire ancora vivo sebbene voglia farla finita.
Tutti i personaggi sono delineati con maestria e apportano un senso profondo alla storia, con punte di amarezza che non si possono ignorare. Spicca fra tutti il senso di una adolescenza difficile che Roberto vive sentendosi un figlio di serie B, cosa che lo condiziona nell’età adulta nonostante la madre gli sia vicino e anche il padre a modo suo. Dopo la perdita del fratello Alessandro, la crescita di Roberto è segnata dall’evento tragico che gli strappa via sua moglie e gli apre una ferita dolorosa in cui si insinuano molti dubbi.
Un altro personaggio fondamentale è Anja, la donna pompiere che opera con zelo in un ambiente prettamente maschile e sfoggia una corazza ma senza perdere la sua femminilità direi latente. Lei si mostrerà a Roberto in tutta la sua fragilità quando riesce a condividere con lui il suo passato di sofferenza, un passato a cui ha reagito in maniera diversa da lui. Si potrebbe pensare che voglia salvare Roberto, invece lei vuole scuoterlo così forte da fargli capire che deve spegnere le sue fiamme. In fondo lui è un bravo pompiere, e lei non è da meno perciò capisce che Roberto impiega male il suo talento. Il loro rapporto contrastato avrà uno sbocco sul finale del libro mentre sono impegnati negli interventi post-terremoto.
Senza voler svelare il finale, posso dire che il terremoto darà a Roberto la scossa che gli serve. Roberto seguirà le orme del padre eroe ma, come ho già detto, la svolta che darà alla sua vita è in linea con l’uomo che è, direi che riesce a spegnere alcune delle fiamme che lo avvolgono. Quindi vi invito a leggere il libro se volete scoprire quest’insolito “lieto” fine.



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