Dialogo – Dal passato, all’improvviso

Un lettore gira pagina ed ecco lì la frase successiva della storia, senza intermezzi, subitanea. In realtà, proprio in quel punto, lo scrittore ha impiegato settimane per passare da una frase all’altra. Per svariati motivi, non solo il famigerato blocco dello scrittore. Certo questo innominabile blocco in cui non si sa cosa scrivere è spesso il colpevole, altre volte l’autore sa anche cosa vuole scrivere, ma non come.
Più spesso, o meglio sempre, va detto a discapito dell’immaginario collettivo, lo scrittore non è quel Dio onnipotente avulso dal mondo che compone di getto le sue opere dall’alto dell’Olimpo letterario. Sebbene in alcuni frangenti noi scrittori ci sentiamo così.
Alla fine della giornata, lo scrittore è un comune mortale con i suoi problemi quotidiani e le sue situazioni inevitabili. E siffatte angherie, di quello che qualcuno chiamerebbe Destino, non possono essere sempre tradotte in storie accattivanti. Anzi, alcune di esse più restano private, meglio è.
Questo preambolo non serve solo a sottolineare quanto affrontare situazioni inevitabili sia il leitmotiv nel romanzo “Dal passato, all’improvviso”, libro di cui parlo con l’autrice in questo dialogo.
Serve a porre l’accento sul fatto che una situazione può essere interpretata in diversi modi, e qui parlo ancora del romanzo, ma soprattutto sul fatto che dietro un’apparente quiete può imperversare una tempesta. Nello spazio di un secondo c’è la densità dell’infinito.
Per fare un dialogo ci vuole un tempo “tecnico” in cui io e l’autore ci scambiamo la prossima battuta solo dopo aver rimuginato su di essa. Può volerci anche dell’altro e in questa occasione devo dirlo: non smetterò mai di ringraziare gli autori e le autrici che dialogano con me. Questo preambolo di riconoscenza è per tutti loro.
Nel mentre di questo dialogo, io e Maria Teresa Steri, ognuno per conto suo e per motivi diversi, abbiamo dovuto affrontare situazioni inevitabili: problemi fisici e non.
Evito particolari per rispetto di Maria Teresa e parlo per me: potrebbe sembrare strano, ma ad un certo punto porre una domanda mi è costato fatica.
Fra una battuta e l’altra c’è sempre la vita da comuni mortali. Per scrivere una battuta può volerci uno sforzo fisico e una concentrazione mentale da apprezzare.
So quanto impegno ha messo in questa impresa, per questo ringrazio Maria Teresa ancora e ancora. La apprezzo come autrice e come amica.
A te lettore lascio immaginare quanto le battute del dialogo possano raccontare fra le righe qualcosa di chi le pronuncia.
Non ti resta che leggere le nostre chiacchiere, con occhi nuovi.


Renato Mite
Maria Teresa Steri
Ciao Maria, mi fa piacere ritrovarti per fare due chiacchiere.
Oggi parliamo del tuo “Dal passato, all’improvviso” e credo che il fulcro del romanzo sia l’ambivalenza che gli eventi assumono nei diversi punti di vista: quello di Cinzia e quello di Samuele.
Di certo questa ambivalenza scatena le incomprensioni fra i due protagonisti, però sono curioso di sapere se nella tua idea iniziale del romanzo le diverse vedute del presente servissero più a svelare il mistero sulla sorte di Giulio o più a creare tensioni distruttive. Infatti il loro matrimonio entra in crisi.
Mi spiego meglio: a me sembra che da un lato il passato riaffiora affinché si sveli il mistero che racchiude, dall’altro il passato arriva come un’onda per distruggere il presente con le menzogne che porta con sé.
Immagino che nella tua idea iniziale prevalesse uno dei due aspetti e vorrei mi dicessi come.
Ciao Renato, ti ringrazio molto per il tuo invito, è sempre un grande piacere essere qui con te a chiacchierare.
L’intento iniziale di questa storia era proprio mostrare come il passato che torna possa arrivare a rompere gli equilibri in una relazione. Avevo immaginato un segreto in grado di distruggere gradualmente un rapporto in apparenza solido, scatenando una serie di incomprensioni tra le due parti. In definitiva, i due punti di vista di Cinzia e Samuele erano inizialmente per me l’elemento più importante.
Devo dire che il secondo aspetto di cui hai parlato in realtà è venuto solo in seguito. Infatti, il mistero si è accresciuto e complicato strada facendo, mostrando a me per prima come gli eventi legati alla morte di Giulio non fossero poi così definiti. E che neanche Cinzia sapesse tutto quello che c’era da sapere.
Sono molto contenta che tu abbia messo a fuoco questi due aspetti!
Beh, faccio quello che posso. Mi riprendo un po’ dall’imbarazzo e vediamo se insieme riusciamo a mettere a fuoco altro.
Hai parlato di “equilibri in una relazione” e secondo me questi si mantengono quando ognuno dei due riesce a essere in equilibrio anche con se stesso.
Nel senso che bisogna soppesare bene l’amore verso l’altro e l’amor proprio. Credo sia difficile essere due individui che scelgono di stare insieme e al contempo sono una cosa sola.
Ogni individuo ha le sue necessità e l’amore non può prescindere dalla libertà individuale, però la fiducia va data e anche meritata. E qui torniamo a Cinzia.
Quando lei inizia ad affrontare il suo passato che ritorna, non ne parla a Samuele per una serie di motivi: vergogna, paura di essere lasciata, voglia di risolvere la faccenda in proprio.
Io direi che lei propende per l’amor proprio e perde il proprio equilibrio.
Come definiresti Cinzia da questo punto di vista? E come definiresti i motivi che pendono di più nella sua bilancia?
Hai detto bene: Cinzia perde il suo equilibrio. Ciò accade perché non ha mai affrontato quel drammatico episodio del passato intorno al quale ruota tutta la storia. Lungi da me giustificare il suo atteggiamento di chiusura sia nei confronti di Samuele che della famiglia, ma credo che esistano situazioni complicate da gestire, nelle quali è più facile tacere che confidarsi. Lei stessa a un certo punto dice che era più semplice non dire nulla. Anche perché sarebbe stato come scoperchiare un vaso di Pandora!
Penso che sotto sotto Cinzia volesse anche proteggere i suoi cari da una verità non facile da digerire. D’altra parte, tenersi dentro un segreto simile per tanto tempo non poteva non avere un prezzo…
Sì, in realtà il prezzo da pagare potrebbe comprendere molte cose: la distruzione della relazione con Samuele, la perdita della libertà, la perdita del bambino in grembo.
Penso che un estratto del libro possa mostrare i dubbi di Cinzia.

Mi sentivo a disagio a nascondere a Samuele ciò che provavo, ma che altro avrei potuto fare? In tutti quegli anni, non me l’ero sentita di condividere il mio segreto più oscuro con lui. Mi sembrava sbagliato caricarlo di quel fardello o, peggio, fare di lui il complice di un crimine.
Sapevo che Samuele era accomodante e di larghe vedute, probabilmente avrebbe capito. Certamente non approvato, ma almeno tentato di comprendere le mie ragioni.
E se non fosse stato così, se mi avesse spinta a confessare tutto alla polizia? O se lui stesso mi avesse denunciata, nel nome della giustizia? Amore incondizionato, si dice. Esiste davvero? Non potevo correre rischi, soprattutto ora che portavo una vita dentro di me.

Da queste parole si capisce come il passato possa influire sulla relazione attuale e ripercuotersi sulle persone a Cinzia care.
Ora che è costretta ad affrontare quell’evento del passato, Cinzia si rende conto di aver bisogno di una stabilità che forse non aveva mai conquistato del tutto. Stretta fra due relazioni: quella del passato e quella del presente. Schiacciata dal peso delle proprie menzogne.
Pensava di aver raggiunto l’equilibrio con Samuele ma non è così, pensava di aver appianato tutto con i suoi genitori ma non è così, pensava di aver chiuso la sua relazione con Morris ma non è così.
I genitori di Cinzia l’avevano in qualche modo coperta ai tempi della scomparsa di Giulio senza fare molte domande. All’epoca Cinzia si vedeva con Morris, uomo più grande di lei, e ha vissuto una relazione clandestina dettata dalla passione delle prime scoperte. Però già da ragazza aveva una certa perspicacia per vedere le differenze fra lei e Morris, le pessime abitudini di lui e il modo in cui la trattava, fino a decidere di lasciarlo. Però lui non la considerava una storia chiusa, anche nel presente.
Quindi vorrei mi parlassi dell’attaccamento di Morris.

Morris ha una vera ossessione per Cinzia, che porta avanti nel tempo, addirittura per moltissimi anni. Pur essendo andato avanti con la sua vita (si è anche sposato), non ha mai rotto completamente questo legame.
Quando Cinzia viene a saperlo ne è molto stupita. Eppure, io credo che anche lei non si sia staccata del tutto dalla fascinazione che subì all’epoca della relazione clandestina. E questo nonostante, come dici tu, a un certo punto abbia visto con chiarezza le loro differenze, abbia aperto gli occhi su di lui. Purtroppo non sempre la ragione è d’aiuto nel capire quando un rapporto è nocivo, tossico. E questo ovviamente vale sia per Cinzia che per Morris.
Proprio qui volevo arrivare. La ragione quasi mai può far qualcosa quando c’è di mezzo l’amore.
Anche a me sembra che Cinzia arrivi a staccarsi da quella fascinazione giovanile nel tempo presente della storia.
Certo l’amore può degenerare in un’ossessione come quella di Morris, ma può anche essere un amore puro come quello di Samuele.
Allora mi chiedo e ti chiedo ciò che può sembrare un controsenso. Samuele comincia a sospettare di Cinzia perché mosso dal suo amore verso di lei?
Nel senso che se fosse in grado di ragionare lucidamente, non avrebbe motivo di sospettare. Mosso dall’amore e dal desiderio di proteggerla, deve andare in fondo a questa faccenda, anche se sa che può far male. Se alla fine non può proteggerla, pensa almeno di salvarla.
Queste sono mie idee.
Riporto un brano che rappesenta un po’ le idee di Samuele.

Dovevo ammettere che non mi fidavo più di Cinzia e provavo del risentimento nei suoi confronti. Aveva finto di non sapere nulla del ritrovamento di Giulio, nonostante le ricerche su Internet provassero il contrario. Le avevo dato la possibilità di raccontarmi la verità e lei non l’aveva accolta. Mi sentivo deluso e profondamente amareggiato dal suo comportamento, e non sapevo più come gestire tutta quella faccenda. D’altra parte, ormai era impossibile far finta che la sparizione di quel ragazzo non coinvolgesse la donna che amavo. Stava diventando un tarlo che rischiava di scavare nel nostro rapporto e minarlo in profondità.

Dimmi tu adesso, voglio ascoltare la tua interpretazione di questo controsenso.

Intanto ti dico che riuscire a inquadrare i sentimenti di Samuele per me è stata all’inizio una vera sfida. Ero molto insicura di come mostrare questo personaggio e di come rendere al meglio i suoi conflitti interiori. Ricordo di avere anche chiesto a mio marito “tu come reagiresti se venissi a sapere che… ?”.
Io penso che sospettare di chi si ama sia una reazione umana e naturale, anche se la ragione ci farebbe pensare il contrario. Ci si può fidare ciecamente di qualcuno, eppure davanti al dubbio si finisce con il vacillare. Nello specifico, Samuele ha l’obiettivo in un primo tempo proprio di provare a se stesso che Cinzia sia estranea all’omicidio di Giulio. Il suo conflitto è proprio qui. A un certo punto poi prevarranno altri sentimenti, come hai detto il desiderio di aiutarla e proteggerla.
Questo punto di vista su Samuele è interessante e rivela il lavoro che c’è dietro un libro, spesso invisibile ai lettori. Direi che hai superato la sfida alla grande e immagino dobbiamo ringraziare anche tuo marito per questo.
Tornando alla storia, mi dai lo spunto per parlare dell’omicidio di Giulio. Lo so che entriamo nel territorio delle indagini e dobbiamo evitare rivelazioni sul giallo, però vorrei parlare del carattere di Giulio.
Anche lui, innamorato di Cinzia, voleva aiutarla e proteggerla da Morris, ma dall’altro lato aveva un carattere rigido e un po’ bigotto, allo stesso tempo era un “buon samaritano” e fece riappacificare Cinzia e la sua amica Annalucia.
Che cosa mi puoi rivelare su Giulio che si nasconde fra le righe del libro e nel lavoro che c’è dietro?
Quando scrivo una storia spesso mi accade (immagino sia lo stesso anche per te), che i personaggi vengano fuori con caratteristiche che inizialmente non avevo previsto per loro.
Giulio è uno di questi. Doveva essere ai miei occhi l’incarnazione di un certo tipo di ragazzo basato su una conoscenza reale, invece poi ha preteso (guarda un po’ questi personaggi!) un’identità tutta sua, con le sfumature che hai menzionato.
Ma ne sono stata contenta perché le persone vere sono piene di contraddizioni e a volte nelle loro azioni svelano lati che non ti aspetteresti. Dovrebbe essere così anche nei romanzi, no?
Sì, dovrebbe essere così. A me è capitato, e spero sempre che i miei personaggi sfuggano al mio controllo perché vuol dire che diventano spontanei. Così si mostrano per quello che sono “realmente”.
A proposito di contraddizioni e azioni che svelano lati nascosti, c’è un altro personaggio del tuo libro sul quale vorrei un tuo commento: Annalucia. Lei, Cinzia e Giulio erano amici di infanzia e, come ho detto, Giulio fece riappacificare le due: lei rubò la bambola d’epoca di Cinzia, Giulio costrinse Annalucia a restituire la bambola e scusarsi.
Annalucia ha avuto un’adolescenza un po’ complicata, di umore mutevole, dava sfoggio della sua avvenenza ed era sfacciata, lasciò la scuola e sparì quando divenne ragazza madre. Nel libro ne parlano spesso male: “era una poco di buono”. Diresti che Annalucia incarna un’altra sfaccettatura dei malesseri umani? Cosa mi dici in merito?
Ti lascio la parola e ti ringrazio per la bella chiacchierata, direi di concludere per non svelare troppo i vari intrighi che legano i personaggi.
Se ti va, puoi aggiungere qualcosa che stuzzica la curiosità riguardo il libro e la sua trama, per chi l’ha letto e per chi non ha ancora deciso se leggerlo.
Sì, Annalucia è un personaggio destinato a incarnare un tipo di malessere secondo me molto comune, quello della persona che ha affrontato situazioni difficili (soprattutto nell’infanzia, legate alla famiglia) e ha reagito scegliendo l’egoismo, l’opportunismo. Però spero di aver dato a questo personaggio anche delle sfumature diverse, più positive.
Aggiungo solo una nota sull’ambientazione, per chi volesse leggere il romanzo, che in parte si incentra su un paesino inventato, Collescuro, ma che intende essere lo specchio di un certo tipo di località con una mentalità ancora ristretta.
E a questo punto direi che abbiamo detto molto del romanzo senza fare spoiler, non mi resta che ringraziarti di cuore per il piacevole scambio e per l’approfondimento.
Grazie!

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