Recensione – L’anello d’oro

Copertina L'anello d'oro
L’anello d’oro di Cristina Bruno

Recensione

Peter Sullivan è un professore americano che insegna informatica nell’università statale di Mosca. Incrocia Ksenija, una giovane donna che sostituisce un loro collega, e ne resta affascinato. Nonostante le diversità culturali, fra i due nasce una certa intesa, finché lei sparisce da un giorno all’altro. Peter vuole raggiungerla dopo aver ritrovato e decifrato alcuni file scottanti di un’azienda russa che lei gli ha lasciato in una scheda di memoria.
I file contengono informazioni riservate sugli affari illeciti che coinvolgono Russi e Americani. Entrambe le fazioni vogliono impedirle di divulgare quelle informazioni e rendere pubblici i loro traffici. Per questo Ksenija si è nascosta e per raggiungerla, Peter farà una sorta di gita fra le città storiche che compongono “l’anello d’oro” mimetizzandosi fra i turisti.
I loro inseguitori però gli sono alle calcagna, Ksenija e Peter dovranno affrontare inseguimenti in auto, nascondersi e fare peripezie pur di distanziarli.
Dopo aver minato i sistemi informatici di russi e americani, l’unica soluzione per Peter e Ksenija sembra un accordo per cui lui torna in America ed entrambi hanno salva la vita se rinunciano a divulgare i file.
Questa soluzione regge per un po’, poi Peter decide di tornare in Russia perché innamorato di Ksenija e perché vivere guardandosi le spalle non fa per lui. Nel tempo che sono stati separati, sia Peter sia Ksenija si sono preparati per affrontare le parti coinvolte nell’accordo, facendo leva su amici e contatti dei rispettivi governi.
Ora che si riuniscono, Peter e Ksenija pensano di porre fine alla partita, ma non va tutto secondo i piani e anche stavolta la soluzione è forse solo temporanea.

Dal punto di vista formale, questa storia è ben scritta e lo stile di Cristina Bruno è scorrevole per gran parte della narrazione. Dal punto di vista sostanziale, la trama zoppica un po’ come il protagonista maschile, ma regge. Tuttavia la storia non soddisfa.
Lo stile dell’autrice non è adeguato alla storia che vorrebbe raccontare. All’inizio ci sono tutti i presupposti per una storia di spionaggio: strani figuri che girano intorno a Ksenija, lei che sparisce, Peter che deve decifrare i file che mostrano un complotto internazionale. Se questo deve essere il genere, la storia deve avere un ritmo frenetico e lo stile deve trasmettere al lettore l’adrenalina della fuga, delle intimidazioni e delle pallottole che passano a poca distanza dai protagonisti. Cristina Bruno, invece, pone l’accento sulla cultura, la storia, la politica e l’architettura russa, quasi volesse celare una guida turistica nel romanzo, e inserisce una serie di divagazioni che conferiscono ai personaggi il ruolo di suoi portavoce anziché dargli un’impronta ideologica. Si avverte la sensazione che la storia sia un modo per esprimere le sue idee per mezzo di burattini a cui fa muovere la bocca.
In quanto appassionato di scienza e informatica, ho apprezzato l’inserimento di nozioni di hacking e di matematica, ma a lungo andare queste sbiadiscono e non hanno il giusto risalto.
Si potrebbe pensare che sia una storia d’amore e, sotto questo punto di vista, ho apprezzato il modo in cui il rapporto dei due protagonisti evolve fra le diversità culturali e il disincanto della realtà, ma anche questo rapporto passa in secondo piano per una scena di sesso molto esplicita verso il finale che sembra scritta per rendere il libro più commerciabile. Scena scritta bene e con il tatto femminile, ma fuori contesto, avrebbe avuto senso in una storia erotica.
Nonostante l’ironia dei personaggi e gli intervalli divertenti, alla fine la storia lascia l’amaro in bocca. Il modo in cui Peter e Ksenija restano vivi dopo tutti i pericoli sembra dettato dalla fortuna, il modo in cui stringono l’ennesimo accordo per avere salva la vita non solo è semplicistico ma svuota di significato gli ideali di scoperchiare il vaso di Pandora e rivoluzionare il mondo a cui si ispiravano fino a poco prima.
Questo libro ha pro e contro, eppure non mi sento di sconsigliarlo. Ti consiglio di leggere “L’anello d’oro” solo se condividi la stessa passione dell’autrice per la cultura russa, per le storie d’amore disinvolte e per le teorie matematiche prese come filosofia di vita.



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