Recensione – Una dolcezza inquieta

Copertina Una dolcezza inquieta
Una dolcezza inquieta di Nicola De Dominicis

Recensione

“Una dolcezza inquieta” raccoglie sei racconti brevi di ambientazione prettamente fantastica.

Comincio col descrivere la trama dei racconti.

1) La banconota
Poche frasi scritte su una banconota, una sorta di messaggio portato dal vento, spinge un ragazzo che non leggeva a divenire un lettore che fantastica per immagini.

2) Re nuvola
Un villaggio governato da un re dormiente dove i suoi consiglieri esasperano i sudditi con tasse finanche sull’acqua piovana è scosso da un moto rivoluzionario.
Il popolo vuole istituire una democrazia ma è inesperto, tutti finiscono per votare se stessi e solo l’intervento del re riporta il vecchio ordine costituito, preferito al caos.

3) Il politico muto
Un politico decide di non parlare più per non abusare delle parole, si libera così di un manto di falsità e costruisce con il silenzio un consenso fatto di sincere espressioni.

4) La vecchia biblioteca
La biblioteca di un villaggio sta per crollare e i libri al suo interno decidono di lasciare la propria casa per salvarsi. Decidono di cercare aiuto presso gli abitanti del villaggio mentre i due libri più rappresentativi, Napoleone e Apologia di Socrate, vanno dal re per richiedere una nuova casa. Il re invece vuole porre fine ai libri e plasmare la conoscenza offerta ai sudditi per sottometterli, ma il popolo riesce a spodestare il re.

5) Una piuma di fuoco
Un professore racconta la storia di un ragazzo che deve compiere l’iniziazione alla vita adulta per partecipare alle attività del suo villaggio. Lo stregone indirizza il ragazzo sulla collina vietata alla ricerca dell’amore del fuoco. Il viaggio sarà per il ragazzo l’occasione per sconfiggere le sue paure e scoprire se stesso ma anche il suo rapporto con l’ambiente e le forze della natura. Il professore termina il racconto sottolineando il legame che lega fantasia e scienza nella scoperta del mondo circostante.

6) La coscienza di un violino
Un violino prezioso, esposto nei musei e suonato solo in concerti costosi, racconta di come i pensieri di chi si ferma ad ammirarlo gli abbiano conferito una coscienza tale da poter percepire l’amore per la musica di un violinista di strada che tenta di rubarlo in preda alla rabbia per poi finire a lavorare e suonare per il museo.

Per quanto riguarda la recensione, Nicola De Dominicis scrive con uno stile lineare ricco di immagini e con grande partecipazione. Dalle sue parole traspare la forte convinzione nei temi che affronta avvolgendoli in storie incisive che suscitano un moto dell’animo o uno spunto di riflessione impossibile da ignorare.
In alcuni tratti si nota uno stile acerbo (“La banconota” e “La coscienza di un violino”) ma nel complesso tutti i racconti sono ben scritti e coinvolgenti. Un filo invisibile unisce le varie storie ovvero il valore che le parole assumono attraverso personaggi umani o oggetti nel modo in cui sono urlate, sussurrate, taciute, scritte, pensate. Così da ergere le parole a simbolo di democrazia, libertà, amore o semplicemente dell’essere. Parole che spingono all’azione e al sentimento, spesso in modo esplicito anziché fra le righe ma sempre con genuinità, non per indottrinare bensì per risvegliare una curiosità sopita dal pensiero comune. Come ad esempio in “Re nuvola”, questo racconto potrebbe essere definito come “tutto cambia affinché nulla cambi” ma il finale dà uno scorcio che porta il lettore a pensare a un cambiamento epocale.
Il racconto “La vecchia biblioteca” mi ha colpito particolarmente per l’idea di sostenere la lettura e la conoscenza trasformando i libri in esseri animati che fronteggiano un re e la sua spia in grado di rendersi invisibile. Credo che questo sia l’esempio più rappresentativo di come De Dominicis sappia fondere temi e fantasia.
In sintesi, questi racconti stuzzicano la fantasia e allietano un pomeriggio di lettura.


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