Recensione – Una voce di notte

Copertina Una voce di notte
Una voce di notte di Andrea Camilleri

Recensione

L’incasso di un supermercato è stato rubato e il direttore vuole parlare con il commissario Montalbano perché ritiene che il suo vice Augello lo stia accusando del furto.
Il commissario giunge nel supermercato e parlando col direttore arriva alla stessa conclusione, il furto è stato commesso da qualcuno vicino al direttore perché le serrature non sono state forzate. La situazione è delicata, perché il supermercato, attraverso prestanome, è di proprietà della famiglia mafiosa Cuffaro e fra i dirigenti c’è anche un politico molto in vista.
Montalbano cercherà di guardare più a fondo nella faccenda con l’aiuto dell’ispettore Fazio.
Non solo, Montalbano si è imbattuto in un giovane di famiglia facoltosa che lo tratta con impertinenza, e il commissario già è di cattivo umore perché ha compiuto gli anni, una cifra importante. Perciò si prende una piccola rivincita, ma ciò pregiudica la situazione. Infatti il ragazzo trova la sua fidanzata assassinata e Montalbano dovrà cercare di tirarsi fuori dall’indagine per non inficiarla. Solo che non ci riesce, sembra che il padre del ragazzo e il suo avvocato mirano a metterlo in cattiva luce, lo stesso fa il giornalista di Televigata quando il direttore del supermercato viene ritrovato impiccato.
Solo l’ingegno e la scaltrezza di Montalbano lo aiuteranno a tirarsi fuori dagli intrighi di potere e ristabilire un certo equilibrio, anche per gli innocenti finiti nel turbine del malaffare.

Lo stile di Andrea Camilleri è essenziale, pochi tratti ma incisivi. Lascia gran parte della narrazione alla voce dei personaggi, corredando il tutto con azioni descritte in maniera spiccia, quasi fosse un copione teatrale. Una parte fondamentale è riservata alle sensazioni del commissario Montalbano che in questo libro sente tutta la sua età al compimento degli anni, e ciò lo rende umano e più vicino a noi.
Il commissario si rivela sempre con il suo carattere testardo e permaloso, ma anche accomodante e sensibile. La verve teatrale di Camilleri risalta nelle scene di incomprensione fra Montalbano e Catarella, quando Montalbano e il suo vice Augello parlano con i testimoni o quando Montalbano e Fazio si intrufolano nel supermercato di notte.
In queste scene spicca il carattere e la capacità di Montalbano di gestire ogni situazione. Sa quando adattarsi e quando intervenire, così nel parlare con il questore o nel costringere i colpevoli, con un’intervista in tivù o con una voce di notte anonima, a fare le mosse che lui vuole. Certo non tutto riesce come sperato, ma l’equilibrio fra bene e male è un po’ ristabilito.
Una nota è doverosa: Camilleri scrive con il dialetto di Vigata, il vigatese. Una sua invenzione che mischia italiano e siciliano. Leggere un libro di Montalbano quindi richiede un certo impegno, ma ne vale la pena. Dopo aver superato l’ostacolo della lingua, il lettore resta sorpreso e affascinato da trame ben congegnate e districate con grande effetto.



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