Recensione – I milanesi ammazzano al sabato

Copertina I milanesi ammazzano al sabato
I milanesi ammazzano al sabato di Giorgio Scerbanenco

Recensione

Amanzio Berzaghi è un padre amorevole, rimasto vedovo, che si prende cura della figlia Donatella. La ragazza ha una minorazione mentale e un fisico statuario, nel corpo di una bellissima donna c’è una bambina che non sa tenere a bada i suoi impulsi sessuali. Per questo motivo, il padre è costretto a tenerla chiusa in casa così che Donatella non si intrattenga con gli uomini che vede passare dalla finestra. Amanzio è un ex camionista che fa lavoro d’ufficio dopo un grave incidente e ciò gli permette di andare a trovare sua figlia a casa più volte durante il turno. Finché una mattina Donatella scompare senza lasciare tracce.
Le indagini della polizia non portano da nessuna parte. Amanzio non si rassegna e continua a chiedere che la ritrovino, così lo mandano da Duca Lamberti che si impegna a fare tutto il possibile.
Purtroppo la ragazza viene ritrovata arsa viva in mezzo alle sterpaglie, da quel momento Duca Lamberti e i suoi colleghi faranno di tutto pur di trovare l’assassino. La pista giusta si rivela subito essere quella dei postriboli e dei magnaccia che trascinano nel giro ragazze indifese o disagiate. Non è facile seguire questa pista, ma la perseveranza di Duca gli permetterà di arrivare agli assassini. Anche il padre della ragazza arriverà agli assassini per una via traversa e per un epilogo crudo ed efferato che però restituisce una certa giustizia alla ragazza.

In questa storia, Scerbanenco ritrae uno spaccato di vita reale che colpisce il lettore con tutta la sua drammaticità. Con le parole di Duca e dei suoi colleghi condanna una pratica ingnobile quale lo sfruttamento della prostituzione, con i comportamenti e i sentimenti di questo investigatore sottolinea il dolore di un padre che perde sua figlia da un lato, la sofferenza di donne portate alla prostituzione dall’altro lato. Incisivo è il fatto che Duca si faccia carico di preservare in loro la vita che vorrebbero cessare.
Ogni gesto compiuto da Duca Lamberti è carico di tensione, l’uomo è capace di essere delicato con i deboli e forte con i prepotenti ma non senza ripercussioni sul proprio stato d’animo. Rappresenta secondo me una giustizia che deve fare i conti con la logica ma propende verso le regole morali, quindi si trova in bilico.
Il padre di Donatella che si lascerà andare contro gli assassini di sua figlia rappresenta, invece, l’emotività che si sfrena e fa giustizia pur trovando poco sollievo.

La storia è ben congegnata e ben inscenata, la sua trama si dipana piano piano e nel finale esplode tutta l’azione carica della tensione accumulata come un temporale incessante. La componente emotiva è predominante rispetto alla logica e all’azione dei gialli moderni, quindi la storia non è per gli amanti di questo tipo di storie.
Lo stile di Scerbanenco è un po’ farraginoso soprattutto nella parte iniziale, ma i lettori perseveranti supereranno con facilità questo ostacolo e scopriranno una storia intensa che merita di essere letta.



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