Recensione – La sottile linea del male

Copertina La sottile linea del male
La sottile linea del male di Giulia Mancini

Recensione

Roberto Negri, un professore universitario, è lapidato alle prime luci dell’alba su un sentiero da running poco fuori Bologna. L’indagine è affidata al Commissario Sorace e alla sua squadra che inizia a ricostruire la vita dell’uomo per capire chi potesse avere un movente. Fin da subito è chiaro che sotto l’avvenenza fisica e la benevolenza di cui godeva, il professore nascondeva un carattere dispotico e arrogante: soggiogava la moglie, si accaparrava i meriti altrui, faceva il bello e cattivo tempo con gli studenti.
Una fitta rete di relazioni e probabili colpevoli si apre davanti a Sorace e alla sua Ispettrice Sara, quasi a voler impedir loro di trovare il bandolo della matassa. Dovranno indagare nel mondo universitario, fra studenti e ricercatori, fino a scavare fra abusi di potere e storie di corridoio per scoprire le malefatte del professore e individuare il vero colpevole.

Giulia Mancini conferma la capacità, vista nel primo romanzo della serie su Sorace, di caratterizzare i personaggi in modo profondo.
L’indagine avvicinerà Sorace e Sara, soprattutto dopo che lui viene ferito durante un controllo di routine, in una perfetta storia romantica.
Dall’altro lato, ci sono personaggi dal carattere ambiguo e sfuggente che ben si prestano a possibili indiziati. Il personaggio cardine, il professor Negri, è raffigurato con diversi tratti che ne mostrano l’arroganza, la prevaricazione, la malvagità sotto la parvenza dell’affascinante uomo di cultura. Ciò ha permesso all’autrice di intessere svariati possibili moventi: da quello economico a quello morale e vendicativo. L’autrice ha ideato sapientemente le varie piste che gli investigatori devono seguire.
Ancora una volta, Giulia Mancini porta il lettore a mettersi dalla parte dell’assassino e infine nutrire una certa indulgenza nei suoi confronti. Senza voler rovinare il piacere della lettura, posso dire che anche in questo secondo romanzo sono le implicazioni psicologiche a muovere la storia. Pertanto è un libro perfetto per chi preferisce questo tipo di giallo. Soprattutto perché il finale si concentra sul movente del delitto e vede gli investigatori arrivare alla conclusione in una sorta di parità al fotofinish, senza né vincitori né vinti, ma solo vittime del male quotidiano.



Un Commento

Rispondi a Giulia Mancini Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.