Dialogo – Tra l’ombra e l’anima

A questo punto dovrei affittare un teatro e accogliere Maria Teresa Steri fra luci scintillanti e con una musica classica di sottofondo, perché “Tra l’ombra e l’anima” è un romanzo che merita grandi plausi, ma non sarebbe lo stesso.
Il dialogo riesce meglio quando ci accomodiamo in un piccolo spazio di casa quale può essere il tuo salotto, il mio o il suo. In uno spazio digitale che si espande, siamo lontani eppure vicini.
Così, a nostro agio, ci abbandoniamo alle chiacchiere e avviene uno scambio di battute magnifico, che ti lascio scoprire qualche riga più giù.


Renato Mite
Maria Teresa Steri
Nella recensione di “Tra l’ombra e l’anima” ho evidenziato il fatto che il perno della storia è l’identità della protagonista, Alessandra.
Ciò che mi incuriosisce di più è sapere cosa ti ha portato ad intaccare questa identità a partire da una relazione con un uomo che non è solo fisica.
Da un lato penso che ognuno di noi, sia uomini sia donne, tende ad affermare la propria identità in una relazione, tanto che si parla spesso di anime gemelle che si completano come due metà di una mela. Dall’altro lato vedo quanto una donna possa mettere in dubbio la sua identità quando è vittima di stalking, e secondo me il Visitatore tratta Alessandra un po’ da stalker.
Ciao Renato, prima di tutto ti ringrazio per questa chiacchierata.
Venendo a ciò che dici, la tua è un’osservazione interessante. Penso che le relazioni sentimentali siano per tanti di noi l’aspetto della vita più coinvolgente. Anche nelle persone più forti, l’amore e la passione sono un motore molto forte, sia in positivo che in negativo. Quando poi si tratta di vere e proprie ossessioni, la ragione risulta facilmente compromessa. Quindi direi che la scelta di far partire tutto da una relazione “malata” sia stata molto spontanea. Vero è comunque quello che dici, il Visitatore in qualche modo è una sorta di stalker e questo mina ancora di più l’autocontrollo di Alessandra.
Parto in quarta per entrare nel vivo della storia, scusa. Mi fa piacere averti qui, sei sempre la benvenuta ed è bello dialogare con te.
A proposito di autocontrollo, la curiosità mi spinge a chiederti una cosa.
Quando arriva a Roma e al posto di Alba trova la figlia Melodia che scompare poco dopo, quando le tracce sul Visitatore e sulla ragazza scomparsa languono, Alessandra sfodera tutta la sua forza per soddisfare la sua sete di conoscenza.
Non credi che nella sua avventura, Alessandra acquisisce consapevolezza del suo effettivo autocontrollo?
Penso proprio di sì! Credo che neppure lei si renda conto quanto gli eventi la spingano a ritrovare la forza perduta negli ultimi due anni.
Devo dire che io stessa non sono stata subito consapevole del percorso che il mio personaggio stava compiendo. Infatti è stato il mio primo lettore beta che mi ha fatto notare come ci fossero progressi crescenti man mano che la ricerca di Alessandra andava avanti. La tentazione della resa ovviamente è sempre dietro l’angolo, ma come accade nella realtà, a volte sono i piccoli ostacoli a farci tirare fuori la grinta. Non è così?
Dipende da come li guardi. Ho letto da qualche parte che spesso ci fermiamo davanti a piccoli ostacoli ma sfoderiamo molta forza davanti a quelli grandi.
Nello stato di incertezza in cui Alessandra è caduta, anche i piccoli ostacoli sembrano grandi. Come quando deve uscire di casa per salire sul taxi.
Pian piano, a Roma riesce ad andare in giro di notte persino sola. Cerca aiuto per andare alla mostra dell’associazione Komol, ma affronta da sola la donna a capo, la Contessa.
Una frase con cui Alessandra sostiene la sua identità proprio con la Contessa mi ha colpito.

«Il mio nome è Alessandra…».

Non rinnega un’identità nel senso anagrafico, ma è emblematico come il nome ci rappresenti.
Si presenta spesso dicendo:

«Mi chiamo Alessandra».

e le stesse frasi sembrano uno scudo quando respinge il Visitatore:

«Tu mi fai paura!». Faccio un passo all’indietro.
«Ti prego, Maddalena, cerca di…».
«Mi chiamo Alessandra».

Non mi chiamo Maddalena, il mio nome è Alessandra!

Alessandra mette in contrapposizione la sua identità attuale con quella della sua vita precedente, in cui era Maddalena.
Trovarsi all’improvviso con due identità è un’esperienza che ti spiazza, capisco il senso di smarrimento, ma a questo si aggiunge il fatto che non sai più di chi puoi fidarti.
Si allontana dal marito Simone che ama per avvicinarsi ad un uomo, il Visitatore, che la attrae ma si rivela pericoloso e in grado di farle male. Se ci aggiungi che il fulcro di tutto è l’associazione Komol, è spontaneo chiedersi: ma l’identità è una scelta o il compendio di esperienze che superano le barriere della morte?
E Alessandra ad un certo punto sceglie con tutta la sua forza di rassegnarsi, di abbandonarsi a Maddalena. Ma non è proprio rassegnazione…

Bravo, sei un ottimo osservatore, come sempre. Credo che nel corso della vita non capiti quasi mai di mettere in discussione la nostra identità. Succede solo in circostanze straordinarie, a volte drammatiche. Per lo più si accetta ciò che siamo come un insieme di esperienze, ricordi, inclinazioni, capacità. Però questo in fondo è solo uno strato esteriore, no? Viene da chiedersi se il senso di identità non dipenda da qualcosa di effimero. O se invece ci sia uno strato più profondo, un nucleo che sta al di là di questa superficie. Non è facile darsi una risposta!
Tornando al libro, ciò che hai notato è più che giusto. Alessandra si aggrappa con tutte le sue forze alla sua identità attuale, atterrita dall’idea di smarrirla. Tuttavia, non può trovare (o ritrovare) davvero se stessa a meno di non accettare anche la parte dimenticata. Affrontarla naturalmente non sarà semplice, quindi più che rassegnazione lo chiamerei ineluttabile confronto. Ma non vorrei fare spoiler, quindi mi fermo qui…
D’altra parte, mi ha colpito il fatto che hai definito il Visitatore come “pericoloso”. Dimmi di più, come hai percepito questa pericolosità?
Grazie del complimento. Io direi che l’identità è il nostro nucleo e Alessandra si abbandona a Maddalena per arrivare al proprio nucleo. Una sorta di immersione per conoscersi meglio. Per lo stesso motivo, credo, cerca di addentrarsi nell’associazione Komol, ma è giusto, non anticipiamo questi eventi.
Ho percepito il Visitatore come “pericoloso” fin da subito. Nelle sue visite incorporee ad Alessandra, lei perdeva il controllo del suo corpo, quasi immobilizzata, ed era incapace di contrapporre la propria volontà. Per un verso sono state visite piacevoli, ma a tratti mi sono sembrate delle imposizioni e mi sono detto: in queste visite lui potrebbe farle male. E la visione d’insieme del libro dimostra che quelle visite hanno un riscontro spiacevole pure se non è fisico. Il Visitatore si rivelerà pericoloso anche in senso fisico dopo, quando i due si “frequentano” a Roma.
A questo punto mi sorge una domanda. Alla fine Alessandra e il Visitatore rappresentano i due modi opposti di vivere una reincarnazione, lui restando ancorato al passato e ai propri errori, lei sembra voler rimediare i torti della vita precedente e di quella attuale. Perché, sia detto, Alessandra è un po’ “bastarda”.
Hai sottolineato questa contrapposizione per rimarcare l’etica della reincarnazione professata da Alba?

“C’è una cosa che accomuna tutti gli esseri umani, indistintamente: nessuno pensa alle conseguenze delle proprie azioni. Questa è la loro colpa più grande. Prima o poi, però, le conseguenze si fanno vive per presentare il conto”. Così diceva Alba. E lei queste conseguenze le vedeva, era una Grande Veggente.

In sintesi: tutte le azioni hanno conseguenze, fisiche ed emotive.

Sì, quello che hai citato è un concetto che mi premeva in modo particolare trasmettere, anche se quando ho cominciato a riscrivere il romanzo per realizzare la seconda edizione, ho deciso che avrei lasciato comunque al lettore ogni conclusione e riflessione, senza fare alcuna morale. Da parte mia, penso che ogni azione che si compie nella vita, nel positivo o nel negativo, abbia delle conseguenze che non sempre si è in grado di valutare. Restare attaccati ai propri errori o al passato è un aspetto di questo discorso, perché trovare la forza per accettare e superare gli sbagli non è affatto scontato. Inoltre, mi sembrava importante anche prendere le distanze da una certa concezione romantica della reincarnazione. Perché chi crede nell’aver vissuto altre vite, troppo spesso si fa un’idea fantasiosa delle esistenze passate, magari sognando di essere stato questo o quel personaggio, ma senza considerare che c’è molto di più dietro. Infatti, Alessandra quando cerca in un forum su internet altre persone che abbiano vissuto le sue stesse esperienze, si sente lontana dal loro modo di vivere queste stesse esperienze. E solo l’incontro con Alba le darà una visione affine al suo sentire.
Questo mi fa pensare che Alba comunque lascia ad Alessandra la scelta di come affrontare la sua situazione, perché non le rivela il suo passato ma le da alcuni consigli. Un po’ come fa lo psicoterapeuta Colaruotolo che cerca di consigliare al meglio Alessandra affinché lei superi il suo stato. Alessandra userà questi consigli quando sarà a Roma e credo che, sebbene da punti “scientifici” diversi, i due le abbiano fatto il dono del libero arbitrio che aveva un po’ smarrito.
Naturalmente ciò comporta dei rischi e degli errori, che poi sono sempre soggettivi. Penso a ciò che Alessandra fa a Melodia nel finale per amore di suo marito Simone, ma non voglio svelare nulla.
Vorrei solo capire una cosa.
Quando Melodia riappare e parla con Alessandra, ho avuto la sensazione che stesse mentendo e fosse in combutta con l’associazione Komol per tenderle una trappola. Per un istante, Alessandra mi è sembrata sulle sue. Ciò che vorrei capire è se ho preso un abbaglio io oppure hai di fatto tratteggiato questa piccola sensazione per mantenere viva la tensione della storia nel finale. E puoi anche essere evasiva, rimanere con un mezzo dubbio mi farebbe sentire ancora nella storia.
Diciamo che mi piace seminare dubbi per tenere alta la tensione, anche se è necessario rilassarsi ogni tanto.
Faccio uno spoiler, visto che hai tirato in ballo quel particolare episodio. L’incertezza sulle sorti di Melodia viene inevitabilmente a mancare nel momento che hai citato, quindi era doveroso introdurre altri elementi di dubbio.
C’è anche da dire che i lettori a volte notano molto più di quanto noi stessi autori abbiamo inserito consapevolmente. In un’altra circostanza, un lettore mi ha detto di aver fatto caso a uno specifico comportamento di uno dei personaggi e io… sono caduta dalle nuvole, nel senso che non me ne ero proprio resa conto. Questo è il bello di creare storie, quando i lettori scoprono aspetti che tu stesso non conoscevi.
In un’altra occasione, è stato un personaggio a sorprendermi. Stavo scrivendo un dialogo tra Ludovico e Alessandra, e a un certo punto lui se ne è uscito con un’ipotesi. Ti giuro che fino a quel momento non mi era proprio venuto in mente!
Ti capisco e posso confermare. Anche a me è capitato di lasciarmi guidare da ciò che un personaggio ha detto o fatto nel momento in cui scrivevo. Io ho una teoria che riguarda l’ozio creativo, lo sai, ma la spiegazione potrebbe anche essere un’altra. Probabilmente, parlando di anime, è un riflesso della nostra anima di scrittori. Nel tuo caso, poi, è manifesto che si tratti di un’Anima di Carta.
Adesso placo la mia curiosità così lasciamo il piacere di scoprire la tua storia, comprese le sorti di Melodia, a chi ci legge e leggerà il tuo libro.
Ti ringrazio ancora per aver accolto il mio invito, è stato un dialogo coinvolgente. Come sempre è uno scambio interessante e mostri le tue storie da un punto di vista esclusivo. Ti ringrazio anche per questo e ti lascio la parola per concludere.
Grazie a te per questi bellissimi complimenti, mi fai arrossire! Anche per me è stato un vero piacere partecipare a questo scambio di opinioni con un lettore così attento come te.
Ancora non so se questo romanzo avrà un seguito, per il momento considero la storia conclusa e lasciò all’immaginazione del lettore gli eventuali sviluppi. Ma intanto è stato bello ritrovare le atmosfere e i personaggi in questa chiacchierata.
Ringrazio anche chi leggerà questo dialogo, un saluto a te, Renato, e a tutti i lettori del tuo blog!


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