Recensione – Autopsia Virtuale

Copertina Autopsia Virtuale
Autopsia Virtuale di Patricia Cornwell

Recensione

A Boston è sorto un nuovo centro autopsie all’avanguardia, il Cambridge Forensic Center (CFC). A dirigerlo dovrebbe esserci la Dottoressa Kay Scarpetta, ma lei sta seguendo un corso di aggiornamento militare sulle tecniche di autopsia virtuale. Quindi da sei mesi a questa parte, il centro è nelle mani del suo vice Jack Fielding.
Il corso di aggiornamento è quasi concluso quando Kay Scarpetta deve rientrare al CFC. Un ragazzo, morto in un parco in circostanze poco chiare, ha sanguinato nella cella frigorifera e ciò significa che poteva essere ancora vivo quando è arrivato al centro. Kay dovrà accertare le reali cause della morte. Anche per salvaguardare il CFC. Il centro, infatti, è nel mirino delle autorità a causa di una cattiva gestione di Fielding e rischia la chiusura.
Nonostante ci siano sua nipote Lucy, suo marito Benton e il suo collaboratore Marino ad aiutarla, Kay sente tutto il peso delle responsabilità. Questo strano caso non è il solo ancora aperto. Un bambino che giocava in giardino è stato ucciso con chiodi ficcati nella testa mentre i suoi genitori erano in casa. Un uomo massacrato a morte è stato ripescato vicino a un porticciolo. Jack Fielding ha trattato le loro autopsie in maniera superficiale e ora è irreperibile. A complicare il tutto, Marino ha informato le autorità militari sui risvolti della morte del ragazzo nel parco e il superiore in grado di Kay sta arrivando al CFC per dirimere la questione che vede coinvolte tecnologie militari.
Kay riuscirà a scoprire che il ragazzo è morto nel parco, ucciso da un coltello particolare. Ora che la matassa comincia a sbrogliarsi, si fanno evidenti i nodi che uniscono il ragazzo agli altri casi ancora aperti, fino a mostrare una sorprendente rete di relazioni.

Lo stile fluido di Patricia Cornwell rende la lettura scorrevole e permette al lettore di scivolare pian piano nella vita di Kay Scarpetta. Sentire tutte le sue preoccupazioni, i dubbi, ma anche la sua forza d’animo e la determinazione di una donna che vuol fare bene il suo lavoro. Per garantire giustizia e pace a chi ha perso la vita e a chi rischia di essere ingiustamente accusato di omicidio.
La bravura dell’autrice si manifesta ancor di più nell’intreccio delle vicende che ruotano intorno alla protagonista Kay. A partire da Lucy, Benton e Marino ma anche Jack Fielding per cui la dottoressa prova un grande affetto, quasi materno, e vorrebbe risolvere tutti i loro problemi.
Patricia Cornwell nasconde in questo intreccio tanti piccoli indizi con maestria e con altrettanta maestria usa la forza della dialettica e delle riflessioni di Kay Scarpetta per portare avanti le indagini. Come ho già detto, questo porta a svelare una rete di relazioni che unisce tutti i casi aperti e, a quel punto, l’autrice sorprende il lettore. Perché il colpevole tanto cercato e ormai incriminato dalle prove non è il colpevole, ma una sorta di complice, un fautore foss’anche per negligenza.
Poiché l’indagine è svolta più che altro con la dialettica e dal punto di vista di Kay, tenuta un po’ in disparte, il libro manca d’azione. Spesso l’azione viene mostrata solo per gli effetti che provoca, soprattutto nel sopralluogo finale, e alcuni passaggi del libro sono poco chiari. Il libro piacerà a chi preferisce i gialli deduttivi e non a chi cerca l’azione.



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