Recensione – Il giorno della civetta

Copertina Il giorno della civetta
Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia

Recensione

Un imprenditore edile si rifiuta di fare affari secondo i dettami della mafia e viene assassinato in una pubblica piazza mentre sta per salire su un autobus. Nello stesso giorno, un agricoltore esce di casa e scompare.
Nessuno nella piazza, i passeggeri, l’autista e il controllore dell’autobus, nessuno ha visto niente. Quell’agricoltore abita sulla via da cui è fuggito l’assassino, e forse l’ha visto in faccia. Queste sono le premesse con le quali il capitano Bellodi comincia le sue indagini. Fra informazioni veritiere di un confidente che, in genere, fa l’informatore per campare senza rivelare informazioni scomode alla gente che conta e la testimonianza della moglie dell’agricoltore, il capitano Bellodi ricostruisce l’omicidio e individua l’assassino e i mandanti. Poi tutto svanisce come una bolla di sapone.

In questo racconto del 1960, Sciascia mette in risalto la Mafia e i suoi legami con i collusi delle istituzioni per mostrare quanto le verità scomode vengano spesso sminuite fino a negarne l’esistenza. Sciascia scrive con uno stile asciutto, quasi didascalico, per mostrare i due punti di vista da cui si tende a guardare la Mafia, lasciando al lettore il compito di discernere la linea sfocata che li separa e sul filo della quale criminali e collusi camminano.
La storia è composta da frammenti, dei fermo-immagine che ritraggono scene di un intrico per molti tratti sconosciuto, quindi vanno considerati con molta attenzione. Il libro non è di lettura immediata, ma di certo merita.

(Recensione scritta il 07/09/2014)



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