Recensione – L’ultimo libro del veggente

Copertina L'ultimo libro del veggente
L’ultimo libro del veggente di Martin Rua

Recensione

Gabriel Nostradamus è in missione a Roma. L’agente deve evitare che la Ligue si impossessi delle gemme gnostiche, il cui potere si perde indietro nel tempo, per mettere in atto un’apocalisse.
Una delle gemme è riapparsa in un’asta dove l’antiquario Lorenzo Aragona l’ha acquistata su consiglio dell’amico Adriano de Rossi. All’uscita dalla casa d’aste, l’antiquario si imbatterà in Gabriel alias Luc Ravel che gli salva la vita e lo scorterà nella ricerca delle altre gemme fra enigmi da risolvere e sparatorie rocambolesche.
La Ligue sparge molto sangue e recuperata una gemma, comincia il suo attacco sfruttando un computer quantistico e mettendo in subbuglio la tecnologia che ci circonda, partendo dai cellulari che esplodono per sovraccarico di energia.
Adriano de Rossi ha lasciato un’altra delle gemme ad un professore di fisica quantistica che si unisce alla squadra di Gabriel, infatti tutta la Horus è in campo per sventare l’attacco cibernetico della Ligue. Questa volta ad aiutare Gabriel c’è anche suo figlio Cesar che si è destato da quello che sembrava il suo autismo, dovuto proprio ad un collegamento con le gemme.
Mentre fra la gente serpeggia il panico, Gabriel e Khadija, la capitano della Horus, arriveranno al computer quantistico e per fermarlo dovranno mettere in gioco le loro vite.
Il finale può essere considerato lieto o con l’amaro in bocca, a ciascuno tocca decidere in base al dilemma se credere o no al multiverso, ma mi aspettavo qualcosa di più dopo essermi appassionato con i primi due libri di questa trilogia.

Lo stile di Martin Rua è definito, solido e riconoscibile, la sua capacità di narrare gli eventi storici e intrecciarli al mondo contemporaneo è indubbia.
Anche l’idea di correlare tutto alla scienza e alla tecnologia moderna, più riuscita nei primi due libri, è stata rispettata ed è in certa misura coinvolgente. Martin Rua, infatti, vuole legare il passato e le sue forze misteriose ad un presente rivolto al futuro, all’infinito e al multiverso.
Purtroppo il Nostradamous del passato ha poco spazio in questo libro e Rua non sembra molto a suo agio nel trattare la scienza che volge alla fantascienza. Questo, forse, è più evidente per me in quanto appassionato di fantascienza e di nozioni scientifiche che l’autore ha evitato, mi sarebbe piaciuto leggere qualcosa di più “concreto” sul computer quantistico. A tal proposito bisogna considerare le note finali dell’autore e, secondo la mia impressione, la sua volontà di non voler appesantire la storia con nozioni complesse.
Tutto sommato la storia scorre ed è piacevole, ma pur guardando alla tecnologia e ai patiti di informatica, è più indicata per gli amanti del romanzo storico e del thriller contemporaneo.



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