Scorcio – Aporia

Oggi ti mostro un po’ del mio romanzo giallo Aporia. Certo non posso svelarti i colpevoli, ma posso rivelarti alcune particolarità.
Prima di cominciare, potrebbe interessarti la pagina dedicatata alle recensioni dei miei libri sparse in giro per la rete.


Copertina di Aporia
Aporia di Renato Mite

Scorcio

C’è un aspetto che tutti gli investigatori si trovano ad affrontare: le persone mentono. Per diversi motivi: ipocrisia, vergogna, reticenza, colpa.
Se ci fosse un modo per sapere chi mente, credi che le indagini sarebbero più facili? Nient’affatto.
Edoardo e Kwame, gli investigatori protagonisti del mio giallo, hanno un’arma segreta. Kwame ha la capacità di entrare in contatto con le persone, la maggior parte almeno, e sa quando mentono, ma ciò a volte può complicare le cose, anziché semplificarle. Perché la verità ha le sue sfaccettature e le parole di Edoardo chiariscono il concetto:

Ho imparato da Kwame che un’aporia è una difficoltà insolubile di un ragionamento. «Posso sapere quando le persone mentono, ma non posso sapere se ciò che ritengono vero è vero.» Mi aveva spiegato. Questa è l’Aporia di Kwame, la sua difficoltà nel ricavare informazioni vere dalle sue percezioni. Nelle nostre indagini abbiamo un’arma segreta, ma per il resto dobbiamo indagare alla vecchia maniera: cercando prove e conferme.

Edoardo e Kwame sono a Milano ed Enrico Lamprini li assume per ritrovare la figlia Federica, scomparsa dopo aver assistito ad una sfilata di moda.

In questa indagine, le capacità di Edoardo e Kwame si dimostrano il cardine per andare oltre le apparenze e ritrovare Federica, ma anche fare i conti con un passato che si intreccia alla scomparsa della ragazza.
Tutto il romanzo è incentrato sulla dualità fra realtà ed apparenza, fra chi nasconde la verità per coprire i suoi reati e chi lo fa a fin di bene.

Edoardo e Kwame cercano prove e conferme in una stanza d’albergo, in un commissariato di polizia e fra agenzie di catering, in un modo tutto loro che ti lascio scoprire nel libro.
Solo loro potranno riuscire in tutto questo. Perché? Perché quel passato a cui ho accennato li riguarda da vicino e solo loro hanno le capacità per riconoscerne l’essenza e fronteggiarlo.

L’azione non manca, Edoardo dovrà intrufolarsi come un ladro e c’è anche un inseguimento in auto con sparatoria.

Qui ti mostro uno scorcio che vede Edoardo e Kwame alla ricerca di informazioni in un’agenzia di catering.

Entrammo nell’ufficio di una donna alta, con i capelli rossi e lisci, la pelle chiara leggermente dorata dal sole e alcune efelidi sul viso. Vestiva un tailleur grigio che risaltava le sue curve e ci venne incontro con la mano tesa, decisa sui tacchi e decisa nella stretta di mano. Si presentò e ci invitò ad accomodarci. Aveva una gentilezza che ti conquista, la gentilezza a cui ricambiare allo stesso modo, e così facemmo.
«Kwame, nome interessante.» Disse.
«Sono etiope.» Spiegò il mio socio.
«Ah.» Sembrava sinceramente interessata.
L’ufficio era arredato con poco. Alcuni quadri astratti, alcune immagini di ville e castelli da sogno alle pareti. Un tavolino con diverse brochures e volumi ben allineati alle nostre spalle. Dinanzi a noi la scrivania in stile moderno dietro la quale la donna sedette. Sulla parete di fronte a noi, in alto, un grande televisore mostrava un’animazione del logo della società.
Mi colpì l’ordine, quasi maniacale, con cui tutto era disposto, anche sulla scrivania: il monitor, la tastiera, il portapenne, il telefono, la lampada.
«Come posso aiutarvi?»
«Vorremmo organizzare una festa.» Buttai lì.
«Avete già qualche idea?» La donna usava un tono colloquiale, quasi non sembrava ti stesse facendo una domanda.
«A dirla tutta, no.» Risposi. Mi stavo impelagando.
Kwame mi guardava divertito, era evidente nei suoi occhi.
«Siamo stati a una festa l’altro ieri sera, poco fuori città,» disse, «e ci è piaciuta molto per lo stile e il servizio di catering, ma non vorremmo copiare.»
«Il padrone di casa ci ha raccomandato la vostra società.» Dissi. «Pensavamo che ci avrebbe proposto un’alternativa ugualmente piacevole.»
La donna lanciò un’occhiata al monitor.
«Sono contenta che vi abbia parlato di noi, ma non mi piace discutere di altri clienti. Ognuno è speciale e a ognuno consiglio la stessa cosa: dimenticate la festa a cui siete stati, iniziate a immaginare la vostra. Ditemi cosa festeggiate, vi mostro alcuni menù e servizi a tema.»
Inventai sul momento. «Kwame è un ciclista. Partecipa a diverse gare regionali ed è arrivato alla cinquantesima vittoria di tappa.»
«Complimenti.» Disse la donna rivolta a Kwame. «Ambisce al giro.»
«Quale ciclista non ambisce alla maglia rosa?» Disse Kwame sorridendo.
Incrociai lo sguardo con Kwame, ci stavamo dilungando. «Sarà una festa per sportivi,» ripresi, «ma non deve essere troppo casual. Cosa può proporci?»
La donna prese a farci vedere i menù e nel mezzo della sua presentazione, Kwame mi guardò e scosse leggermente la testa. Il mio telefono squillò.
Presi il cellulare e lessi il display, Kwame aveva portato una mano al suo telefono e mi stava chiamando.
«Scusi, devo rispondere, è mio padre.»
Mi alzai e mi incamminai verso il tavolino con le brochures.
«Papà, dimmi.» Risposi mentre Kwame agganciava.
Scambiai alcune battute con il telefono muto, poi chiusi la comunicazione, mi girai e dissi che dovevamo andare. Mio padre non stava bene. Saremmo tornati un’altra volta.
«Ma certo, ma certo.» Disse la donna prima di salutarci.

Se vuoi sapere il motivo della messinscena per lasciare questa agenzia di catering, non ti resta che leggere il romanzo ed entrare nei panni dell’investigatore.

Edoardo e Kwame dovranno impersonare diverse persone per riuscire nel loro intento.

Sul mio sito trovi tutti i dettagli del romanzo e puoi anche leggere l’estratto online.

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