Recensione – L’enigma del libro dei morti

Copertina L'enigma del libro dei morti
L’enigma del libro dei morti di Martin Rua

Recensione

La Francia è funestata da un nuovo ceppo di peste che miete vittime a ritmo sempre più serrato. Un medico volontario ad Aleppo ha le risorse e le conoscenze per debellare il batterio responsabile, per questo la sua vita è in pericolo.
Gabriel Nostradamus, alias Luc Ravel, lascia il suo rifugio in Spagna perché sa ciò che sta per accadere e con l’aiuto della Delta Force può salvare il medico e portarlo in Francia.
Una volta lì, il gruppo di agenti dovrà combattere contro il tempo ma anche contro chi sta diffondendo volutamente la peste. A loro si aggiungerà la Horus, l’unità speciale francese. L’obiettivo è individuare i responsabili e trovare un vaccino.
Il magister Nostradamus aiuterà il suo discendente Gabriel debellando un’epidemia di peste legata alla peste contemporanea e scatenata da una setta per gli stessi fini per cui viene scatenata nell’epoca di Gabriel.

La trama si sviluppa così su due piani paralleli, in due epoche diverse unite dalle visioni dei Nostradamus che in un certo qual modo interagiscono fra loro. La storia si avviluppa anche su se stessa nel finale creando una sorta di anello temporale, non voglio svelare molto, dirò solo che l’antenato tramanda le sue conoscenze.
Martin Rua ha sapientemente mescolato le avventure di Nostradamus con il suo discendente Gabriel in un thriller molto piacevole, anche se personalmente non apprezzo i frequenti incisi fra trattini e alcuni punti in cui il suo stile si fa didascalico.

L’autore, però, dimostra ancora una volta che la cultura, anche quella esoterica, è un filo che unisce gli esseri umani qualunque epoca appartengano, che le credenze possono avere un forte ascendente sulle nostre vite allo stesso modo del terrore che ne fa leva per fini ignobili.
Infatti la paura della malattia e il rifugio nella fede sono senza tempo e a questi Rua aggiunge il fattore che amplifica la paura: il terrore come viene perpetrato oggi, con atti inaspettati, quasi estemporanei.
Fa riflettere come i persecutori, nella finzione come nella realtà, siano mossi non solo da motivi economici, ma anche da ideali estremi e contro l’uomo che emergono dalla trama fino ad imprimersi come un marchio a fuoco, e il dolore si sente. L’autore, così, porta il lettore a confrontarsi con una recrudescenza dei mali attuali.
Per concludere, va riconosciuto a Martin Rua il merito di aver tratto dalla Storia con la s maiuscola un ottimo thriller d’azione.



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