Recensione – La profezia del libro perduto

Copertina La profezia del libro perduto
La profezia del libro perduto di Martin Rua

Recensione

Luc Ravel è uno scrittore particolare, ha pubblicato due libri che raccontano storie di fantasia, metafore della realtà attuale, per denunciare le macchinazioni politiche di un partito di estrama destra, la Ligue Nationale de France. Nei suoi libri, tutti possono riconoscere il partito e le sue malefatte contro cui combatte l’agente segreto alter ego dell’autore. Il contrattacco non tarda ad arrivare. L’agente dell’autore, Danielle Gassonet, viene trovata uccisa. Sembra il tentativo di bloccare la pubblicazione del terzo libro di Ravel, quello più rivelatore, ma le modalità dell’assassinio puntano in un’altra direzione: terrorismo islamico.
Il commissario Ozouf dovrà indagare sull’omicidio con il supporto dei suoi collaboratori e del capitano Khadija Moreau di un reparto antiterrorismo.
In un crescendo di tensione dovuto ad attentati terroristici e alla scomparsa dell’editor che lavorava ai manoscritti di Ravel, l’autore è costretto ad abbandonare il suo eremo segreto e tornare in azione per sventare la minaccia che incombe. Per farlo, Ravel dovrà rispolverare le sue conoscenze da agente segreto e affinare le sue doti di veggente, dono che si tramanda nella sua famiglia a partire dal suo avo Nostradamus.

Martin Rua scrive con uno stile netto e chiaro che ti coinvolge poco a poco, attirandoti nella storia in modo graduale. L’autore mescola sapientemente le previsioni di Luc Ravel con il corso della storia moderna prima e con la storia atavica dopo. Il lettore si ritrova così in una sorta di portale dove si fondono spazio e tempo in un’avventura dall’esito prevedibile, per i personaggi veggenti, ma comunque incerto, determinato alla fine dall’azione dei personaggi. Personaggi che si distinguono proprio perché hanno tutti un ruolo fondamentale all’evolversi della storia.
Questo libro è uno specchio che riflette la nostra realtà contemporanea, squarciata da attentati efferati e dall’incertezza provocati da ideologie estremiste. Uno specchio in cui guardare anche quel tratto di noi che può costruire un futuro diverso e in cui sperare. Come si spera nel finale del libro, dove il sorriso di Khadija fa intuire che Ravel potrebbe avere la pelle ancora più resistente di quanto ha dimostrato e potrebbe essere un personaggio fondamentale anche nei prossimi libri di questa “Prophetiae Saga”.
L’unica pecca che devo evidenziare è che Martin Rua spezza troppe volte con incisi, soprattutto con trattini, il fluire delle sue parole, per il resto il libro è assolutamente piacevole.

(Recensione scritta il 10/08/2016)



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